Moda

Rivoluzione sostenibile nella moda, ecco perchè è tempo di design circolare

Tutta la catena di produzione sin dall'inizio va rivoluzionata con criteri progettuali green

Jonna Haeggblom - Kim Boshoven ©circular.fashion © Ansa
  • di A.M.
  • 27 aprile 2022
  • 21:33

Il design circolare è necessario nel settore della moda perché la fase di progettazione e produzione del ciclo di vita di un prodotto ha un fortissimo impatto ambientale. Tutto in questa prima fase, dalla scelta dei materiali fino ai processi produttivi, può portare a conseguenze drammatiche per l’ambiente, con potenziali ripercussioni sull’intero ciclo di vita dei prodotti, nello specifico su come vengono utilizzati, come sono riutilizzati, come generalmente non vengono riciclati (sebbene dovrebbero). Grazie all’applicazione dei Criteri Progettuali di Circolarità, tuttavia, si permette ai designer di cambiare il modo in cui danno vita ai prodotti e si definisce così un quadro chiaro per i brand intenzionati a vendere e promuovere questi prodotti sulla nostra piattaforma. 
Se si osserva più attentamente dove l’industria della moda si colloca in relazione alla circolarità, negli ultimi anni è nettamente migliorata la conoscenza di cosa l’economia circolare può offrire al mondo dell’industria e in particolar modo al settore della moda. Nuovi modelli di business si stanno diffondendo sempre più rapidamente, come il commercio online dell’usato, la moda a noleggio e le infrastrutture di riciclo. L’ultimo tassello mancante è proprio quello del design circolare. Quest’ultimo richiede una significativa riqualificazione non solo dei designer, ma anche di tutta la catena di produzione con lo scopo ultimo di rivoluzionare il processo di realizzazione dei prodotti. Per esempio, se i prodotti sono pensati per durare a lungo, sosterranno meglio modelli di business circolare, come la moda a noleggio e l’assortimento di prodotti di seconda mano, che funzionano bene con capi destinati ad avere più vite passando di proprietario in proprietario. Non si può dare vita alla circolarità con un unico modello di business: è necessario un approccio olistico. Zalando, uno dei principali player del settore, ha presentato a Berlino i nuovi criteri progettuali di circolarità con l'obiettivo, indicato dal Sustainability Progress Report del 2021,di estendere la vita di 50 milioni di prodotti di moda entro il 2023. Obiettivi, spiega Laura Coppen, Head of Circularity a Zalando, che permetteranno la standardizzazione di prodotti ideati per la circolarità dai 5,800 brand partner presenti sulla piattaforma con 48 milioni di clienti.
Qual è la differenza tra un prodotto sostenibile e un prodotto circolare? 
I criteri sono stati concepiti sulla base di tre strategie coerenti con le linee guida del design circolare della Fondazione di Ellen MacArthur. La Strategia 01 consiste nel fatto che i materiali utilizzati per i prodotti siano sicuri, riciclabili e/o rinnovabili; la Strategia 02, invece, attesta che i prodotti siano realizzati per durare di più, essere riparabili ed eventualmente dotati di passaporti digitali per il monitoraggio attraverso modelli di business circolare; la Strategia 03, infine, si concentra sul fatto che questi prodotti sono ‘fatti per essere usati di nuovo’, ovvero per essere riciclati o rigenerati in nuovi materiali quando raggiungono la fine del ciclo di vita. Ognuna di queste strategie si suddivide in criteri specifici da soddisfare diversamente qualora si stia portando a compimento un minimo o migliore livello, per esempio certificati obbligatori come la sicurezza chimica (ZDHC MRSL), cotone biologico (GOTS), materiali riciclati (GRS, RCS) etc.; numero limitato di fibre al massimo di tre tipi; o una dichiarazione del riciclatore che attesti che il prodotto contiene principalmente fibre riciclate post- oppure pre-consumo. Un prodotto più sostenibile si focalizza tendenzialmente sul primo tassello del puzzle, ovvero assicurarsi che i capi siano realizzati da materiali sicuri, riciclati e rinnovabili. Il design circolare offre, invece, uno sguardo globale sul ciclo di vita dei prodotti, direzione verso la quale l’industria della moda dovrebbe indirizzarsi. I clienti della piattaforma, secondo i criteri indicati, possono essere certi che il prodotto finisce sempre per diventare un nuovo prodotto o materiale di riciclo. Questo punto è di particolare rilevanza se si tengono in considerazione i principi dell’economia circolare.
La Strategia Tessile dell’UE
E' stata lanciata alla fine del mese scorso la proposta di regolamentazione dell’ecodesign: sarà un passo decisivo nell’introduzione di un quadro generale per l’eco-progettazione dei prodotti e, pertanto, nella creazione di linee guida comuni ed affidabili inerenti ai requisiti necessari per i brand di moda attivi in Unione Europea. I Criteri Progettuali di Circolarità sono un elemento essenziale perl’inserimento in tutto il settore di standard di sostenibilità ambientale in linea con la proposta dell’UE.
Quali sono gli sviluppi futuri?
Al momento i brand possono soddisfare i criteri sulla base di un’autodichiarazione, proprio perché non sussistono ancora a livello settoriale standard per la progettazione circolare, ad eccezione dell’approccio “C2C - progettazione rigenerativa” - già accettato come parte integrante delle misure di sostenibilità. Esistono ad oggi certificazioni e standard per il primo principio riguardante materiali e processi produttivi, ma non ancora per la durabilità e la riciclabilità: è un punto a cui circular.fashion ,l'agenzia di Berlino collegata ai processi di cambiamento sostenibile e innovazione di prodotto e sistema per una circolare economia della moda e del tessile  di 85 e più brands tra cui il gruppo H&M e Zalando. Quest'ultima piattaforma ha annunciato che adotterà un approccio simile a quello proposto dai principi della Fondazione di Ellen MacArhur, traslandoli nella progettazione di scarpe. A tal proposito, fa già parte di alcuni gruppi di lavoro: uno di questi è Accelerated Circularity (Circolarità Accelerata) caratterizzato da un flusso di realizzazione di scarpe, incentrato sulla loro classificazione, smontaggio e riciclo. 

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