ASviS

Responsabilità editoriale di ASviS

Alta sostenibilità: troppa confusione nel dibattito su Rdc e disuguaglianze

Nel Pnrr tanti investimenti nelle infrastrutture fisiche, ma poche risorse per il capitale umano. Se ne è discusso su Radio radicale nella rubrica ASviS condotta da Manieri e Viettone, ospiti Daniele, Morniroli, Saraceno.

ASviS

Nei dieci anni che vanno dal 2010 al 2020 la disuguaglianza di reddito è aumentata del 7% in Italia, con il 20% più ricco della popolazione che ora detiene un reddito sei volte maggiore del 20% più povero della popolazione. La crisi pandemica ha avuto un forte impatto sulle disparità (di genere, generazionali e territoriali) anche se le misure straordinarie introdotte dal governo hanno in qualche modo attenuato questo divario. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) contiene alcune importanti misure utili in questo senso così come la riforma fiscale annunciata dal governo, la quale potrebbe giocare un ruolo fondamentale. È di questi argomenti che si è discusso durante la rubrica ASviS “Alta sostenibilità”, andata in onda su Radio radicale il 22 novembre e condotta da Valeria Manieri ed Elis Viettone. Ospiti: Chiara Saraceno (sociologa, già professoressa di sociologia della famiglia all'università di Torino e docente di ricerca al Berlin center for social sciences), Federica Daniele (referente del Gruppo di lavoro ASviS sui Goal 1 e 10), Andrea Morniroli (Forum disuguaglianze diversità e cooperativa sociale Dedalus).

“La pandemia ha reso evidenti le disuguaglianze che attraversano il Paese”, ha esordito Morniroli, “in molte famiglie l’ansia di arrivare a fine mese si è trasformata in quella di arrivare a fine giornata. Oggi ci sarebbe bisogno di un vero ribaltamento di prospettiva, nel Pnrr ci sono tanti buoni principi ma occorre monitorare come saranno tradotti in realtà. Per esempio, l’obiettivo di copertura del 33% degli asili sul territorio italiano è presente, ma non si specifica dove farli. In una Italia spaccata, la copertura per esempio è del 28% in Trentino ma del 2,1% in Calabria, la scelta del luogo è importante. Non possiamo rischiare di allargare la forbice delle disuguaglianze spendendo i fondi del Pnrr. Se le disuguaglianze di genere e territoriale sono diventate così ampie è per via dell’inversione delle politiche pubbliche, che non hanno più redistribuito ricchezza, e della perdita di potere e del cambiamento del mondo del lavoro. Inoltre, nel Pnrr si parla di sanità territoriale, però poi il governo procede con una riforma fiscale dove si parla dell’abolizione dell’Irap che significa tagliare 25 miliardi di euro alla sanità. C’è qualcosa che stride, serve una governance integrata per definire come le risorse debbano essere spese sul piano territoriale”.

Per Daniele “il quadro descritto da Morniroli è assolutamente condivisibile. In generale riscontriamo una eccessiva attenzione sull’esigenza di tradurre in numeri le misure del Pnrr, come richiesto dall’Ue, a scapito della qualità. Nel Piano ci sono tanti investimenti nelle infrastrutture fisiche, poche invece le risorse per il capitale umano. Per quanto riguarda la riforma fiscale, è trapelata la volontà di voler confermare un sistema duale basato su tassazione progressiva del reddito da lavoro e tassazione proporzionale ad aliquota fissa per i redditi da imprese e capitale. Questo però avvalorerebbe l’idea della flat tax, non è chiaro perché un lavoratore autonomo dovrebbe pagare una imposta fissa e non proporzionale alla propria possibilità di contribuire. Una logica un po’ datata”.

Sul reddito di cittadinanza e le altre misure messe in campo negli ultimi mesi per combattere la povertà e ridurre le disuguaglianze nel nostro Paese, Saraceno ha detto: “Bisogna chiarire il fatto che non tutti i percettori del reddito di cittadinanza sono occupabili, solo un terzo è burocraticamente definito come tale. Per esempio non è malato ed è in età da lavoro. Inoltre solo una minoranza ha esperienza di lavoro alle spalle, e spesso precarie. Quello che mi colpisce nel Pnrr, e nel dibattito in generale, è l’assoluta ignoranza che c’è su questi argomenti. Inoltre, le decisioni in merito al reddito di cittadinanza sono state prese più sulla base di una narrazione che non ha fondamento empirico, per esempio che queste persone rifiutano le offerte di lavoro. Le nostre proposte, quelle che scaturiscono dalla commissione scientifica che presiedo, si basano sulle regole di accesso alla misura che, attualmente, discriminano una quota rilevante di famiglie con minorenni, che sono quelli sappiamo avere una incidenza di povertà maggiore degli adulti. Un fattore di cui non si parla nell’attuale legge finanziaria. Inoltre, abbiamo suggerito di ridurre da dieci a cinque anni l’attuale requisito per gli stranieri per accedere al reddito di cittadinanza. In nessuno Paese europeo c’è una soglia così alta”.

 

di Ivan Manzo

 

RIASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA – Alta sostenibilità: riduzione delle disuguaglianze in Italia, tra reddito di cittadinanza, politiche attive e riforma fiscale

Vai all'archivio delle puntate di Alta sostenibilità, la trasmissione di ASviS a cura di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone, in onda il lunedì dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale.

Responsabilità editoriale e i contenuti sono a cura di ASviS

Archiviato in


Modifica consenso Cookie