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Sondaggio sulle sfide presenti e future delle Nazioni Unite

Resilienza, uguaglianza di genere, lotta alla povertà e al cambiamento climatico, tra le questioni che gli intervistati chiedono di affrontare nei prossimi anni

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"Non siamo qui per festeggiare", hanno detto i leader mondiali, riuniti in un’Assemblea Generale a numero ridotto per celebrare i 75 anni dalla fondazione delle Nazioni Unite. In questa occasione, oltre a essere presentata la Declaration on the commemoration of the seventy-fifth anniversary of the United Nations, documento prodotto in onore del quadro multilaterale stipulato nel 1945, sono stati presentati i risultati del sondaggio “The future we want. The United Nations we need”.

Nel gennaio 2020, le Nazioni Unite hanno infatti lanciato una consultazione globale in cui hanno chiesto a persone di ogni ceto sociale e provenienza di esprimere speranze e paure per il futuro, così come le priorità che sentono necessarie per una cooperazione internazionale efficiente. Da gennaio 2020, dunque, oltre un milione di intervistati, presenti nei vari Stati membri e Stati osservatori, hanno preso parte alle consultazioni.

“In questo 75esimo anniversario voglio offrire a quante più persone possibile la possibilità di avere una conversazione con le Nazioni Unite” ha dichiarato António Guterres, segretario generale Onu, in apertura del rapporto. “Bisogna imparare dalle loro esperienze. Bisogna stimolare idee per costruire il futuro che vogliamo e le Nazioni Unite di cui abbiamo bisogno. Insieme, dobbiamo ascoltare. E insieme dobbiamo agire”.

Anche prima che il Covid-19 colpisse, infatti, il mondo si trovava già nel pieno di un paradosso, che vedeva una minore cooperazione internazionale sullo sfondo di crescenti sfide globali: la crisi climatica, la minaccia degli armamenti nucleari, i mutamenti demografici, le crescenti tensioni geopolitiche, le nuove forme di violenza, l'inasprirsi delle disuguaglianze, il divario nella sfera digitale. “Queste sfide mettono a rischio le conquiste raggiunte a fatica degli ultimi 75 anni” si legge nel Rapporto, “anche in settori quali l'istruzione, l'uguaglianza di genere, la salute e la lotta alla povertà estrema”.

Attraverso sondaggi formali e informali e dialoghi tenuti in aule, municipi e comunità in tutto il mondo, il sondaggio ha avuto lo scopo, oltre a fare il punto sulle preoccupazioni globali, di reinventare il ruolo assunto dalle Nazioni Unite per i singoli individui, colmando il divario (percepito anche nel sondaggio) tra la struttura Onu e le popolazioni che ha il compito di tutelare. Dopo che la pandemia ha reso gli incontri di persona difficoltosi, l'iniziativa ha incrementato gli sforzi per raggiungere le persone online, facendo affiorare anche le situazioni nei quali queste comunicazioni, per mancanza di infrastrutture, risultavano quasi impossibili.

“In mezzo alla crisi attuale, la priorità immediata della maggior parte degli intervistati è un migliore accesso ai servizi di base: assistenza sanitaria, acqua potabile, servizi igienico-sanitari e istruzione” si legge nel Rapporto. A seguire, in seconda posizione troviamo la richiesta di “una maggiore solidarietà internazionale e un significativo sostegno ai luoghi più colpiti dalla pandemia”. Ciò include la lotta alla povertà, alle disuguaglianze e alla promozione dell'occupazione. Gli intervistati focalizzano poi l’attenzione sulla salute, “il problema più urgente per ora, e che necessita di maggiori investimenti, che risultano indispensabili anche per l’istruzione e la promozione dei diritti delle donne”.

Il sondaggio si sposta poi verso le proiezioni al futuro, e in questo caso si riscontra una condivisa inquietudine per l’impatto del cambiamento climatico. “La nostra incapacità di arginare la crisi climatica e la distruzione dell'ambiente naturale è vista dagli intervistati come la preoccupazione più schiacciante a medio e lungo termine”. Altre priorità per il futuro comprendono poi la garanzia di un maggiore rispetto dei diritti umani, la risoluzione dei conflitti, la lotta alla povertà e la riduzione della corruzione. L'87% degli intervistati ritiene inoltre che la cooperazione internazionale sia vitale per affrontare le sfide odierne, in particolare dopo la crisi pandemica. “Guardando al passato, sei intervistati su dieci ritengono che le Nazioni Unite abbiano reso il mondo un posto migliore” si legge nel Rapporto. “Guardando al futuro, il 74% vede l’Onu come organizzazione “essenziale” per affrontare le sfide globali”. Allo stesso tempo, però, oltre la metà degli individui sente le Nazioni Unite lontane dalle loro vite, e afferma di non essere a conoscenza delle iniziative promosse. Le aree in cui si ritiene in generale che l’Onu contribuisca maggiormente sono la difesa dei diritti umani e la promozione della pace.

“I partecipanti al dialogo hanno domandato quasi all’unanimità che le Nazioni Unite siano più inclusive per la diversità degli attori che popolano il 21esimo secolo”. Hanno identificato in particolare la necessità di una maggiore inclusione nella società civile per le donne, i giovani, i gruppi vulnerabili.

Infine, gli intervistati hanno anche chiesto all’Onu una spinta significativa verso l’innovazione nelle strutture organizzative, creando una leadership più forte, capace di una maggiore coerenza nell'esercizio della sua autorità per sostenere la Carta delle Nazioni Unite.

 

di Flavio Natale

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