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Il cambiamento che può rendere i giovani protagonisti di futuro

Povertà educativa, disuguaglianze di reddito, ostacoli nella ripresa post-Covid, indipendenza dei giovani: questi i temi al centro dell’evento nazionale sui Goal 1-10

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L’evento di rilevanza nazionale “Protagonisti di futuro: voci, storie e proposte di giovani”, dedicato agli Obiettivi 1 (povertà) e 10 (disuguaglianze) nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile, si è svolto dalle 15.00 di mercoledì 23 settembre presso l’Auditorium Macro di Roma, in presenza e in parte online. Ad organizzarlo il Forum disuguaglianze e diversità, con il contributo di Global Thinking Foundation e in collaborazione con il Gruppo di lavoro 1-10 dell’ASviS. Dopo l’introduzione di Silvia Vaccaro del Forum dd, ha preso la parola Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, che ha evidenziato come la creazione del Reddito di emergenza, spinto dall’Alleanza e dal Forum dd, abbia reso possibile che lo Stato arrivasse alle persone più emarginate. Ha aggiunto: “Oggi parliamo dei giovani non solo come protagonisti di oggi, ma con una prospettiva di protagonisti di futuro. Abbiamo scelto che la chiusura del Festival dell’8 ottobre abbia la voce di una donna che guida il Consiglio nazionale giovani”.

Il primo panel “Giovani - grave crisi generazionale, oggi ancora più ancora grave” si è aperto con l’intervento di Alessandro Rosina, ordinario di Demografia e Statistica sociale alla Cattolica di Milano nonché coordinatore scientifico del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo. “Da troppo tempo gli indicatori che riguardano le nuove generazioni in Italia sono ai livelli più bassi in Europa. Da troppo tempo, l’aiuto ai giovani arriva prevalentemente dalle famiglie. Quello che emerge è una grande preoccupazione che l’impatto del Covid può avere sulle condizioni economiche e di vita. I giovani più preoccupati sul futuro sono proprio quelli italiani”, ha detto Rosina, aggiungendo che le nuove generazioni “vedono nella pandemia anche un’occasione di miglioramento non solo in termini di salute pubblica, ma anche per ciò che riguarda la green economy”.

Chiara Saraceno, sociologa e membro onorario del Collegio Carlo Alberto di Torino, ha raccontato di come l’Italia sia uno dei Paesi europei con il tasso di occupazione femminile più basso, anche tra le più giovani. “L’Italia non si è mossa bene rispetto ai livelli europei, soprattutto per quanto riguarda la disuguaglianza di genere e rispetto all’autonomia e all’occupazione delle donne”. Oltre al divario uomo-donna, inoltre, si sta anche creando un divario tra le donne a seconda della geografia e del tasso di istruzione. “L’uguaglianza di genere è ancora lontana”, ha chiosato, “ad esempio le possibilità delle donne di trovare un’occupazione diminuiscono in correlazione ad un reddito basso”.

Il secondo panel, dal titolo “Imparo - educazione: crescere insieme per un Paese più giusto”, è stato aperto da Marco Rossi Doria, insegnante e vice-presidente dell’impresa sociale “Con i bambini”, che ha concentrato la sua relazione sui temi dell’educazione e dell’apprendimento. Rossi Doria ha auspicato la nascita di “un’alleanza capace di sormontare le disuguaglianze, formata da scuola, Terzo settore, civismo sociale, comuni e regioni. A tutt’oggi chi nasce in una famiglia povera ha meno possibilità di avere un’alimentazione equilibrata, di giocare in casa o nel quartiere e riceve meno istruzione dai genitori. Non solo povertà economica, dunque, ma anche povertà nell’offerta educativa. Ci vogliono un grande sforzo politico e investimenti costanti nel tempo”, ha concluso.

Elena Cappai, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo “Sandro Pertini” di Torino, ha messo l’accento sull’importanza di costruire “comunità educanti”, valorizzando il rapporto tra giovani e territorio. “L’idea è di passare da un patto formale di co-responsabilità a una crescita culturale insieme”, ha spiegato Cappai, che ha raccontato il progetto “Bella presenza” per contrastare la povertà educativa.

Claudia Segre, presidente di Global Thinking Foundation, ha evidenziato come l’inclusione finanziaria possa diventare uno strumento contro le disuguaglianze e le discriminazioni. “L’educazione finanziaria serve ad abbattere queste barriere sistemiche che escludono da una vita sociale attiva le persone, soprattutto le nuove generazioni. La mancanza di un’istruzione qualificata e di lavoro per i giovani vuol dire automaticamente escluderli a livello finanziario. Creare valore sociale per noi diventa un impegno fondamentale, con l’attivazione di una cittadinanza economica consapevole si può creare sviluppo”.

Giorgia Trotta, del movimento SottoSopra di Save the Children, ha insistito sulla necessità di un protagonismo giovanile che porti al centro del dibattito la voce delle nuove generazioni. “La scuola è fatta dai giovani, per i giovani, e quindi la loro voce va ascoltata. La strada per raggiungere i Goal 1 e 10 dell’Agenda 2030 è lunga, ma noi giovani vogliamo avere l’opportunità di essere i protagonisti del nostro futuro e di poterlo cambiare”.

Andrea Morniroli, coordinatore del gruppo Education del Forum dd, ha sottolineato che fare oggi un investimento sulla conoscenza e i giovani è presupposto allo sviluppo ed è uno dei punti sostenuti dalla rete educAzioni. “Non possiamo pensare di uscire da questa crisi senza un piano strategico per il contrasto alla povertà educativa. Serve una grande operazione di manutenzione delle reti e delle alleanze, ma oggi più che mai è necessario. Se non investiamo in conoscenza diventiamo uno dei Paesi più egoisti al mondo”, ha ammonito Morniroli.

Il terzo panel, dal titolo “Realizzo - una strada per riequilibrare la ricchezza fra i giovani. Cosa ne pensano?”, è stato incentrato sulla proposta dell’eredità universale ideata dal Forum disuguaglianze e diversità. Salvatore Morelli, research assistant professor della City university of New York, ha introdotto il dibattito. La proposta è quella dell’introduzione di un capitale di cittadinanza di 15mila euro non condizionato, dato ad ogni ragazza e ragazzo al compimento del 18esimo anno di età. Una misura che deve andare insieme a un percorso di accompagnamento e orientamento nelle scuole. D’altra parte, si propone di introdurre una tassazione progressiva sulla somma di tutte le eredità e donazioni ricevute (al di sopra di una soglia di esenzione di 500mila euro) da un singolo individuo durante l’arco di vita.

“Uno degli aspetti centrali della proposta è che l’eredità universale sia spendibile in modo non condizionato”, ha affermato Rebecca De Fiore, giornalista della testata “Senti chi parla”, “ciò è fondamentale per dare ai giovani libertà, fiducia e responsabilità. Non è vero che i giovani non pensano al loro futuro. Molti investirebbero i soldi per fare esperienze di vita, piuttosto che per acquistare oggetti materiali”. Opinione condivisa da Vito Gesia di Debate Italia, che ha osservato come una misura di questo tipo garantirebbe “futuro, responsabilità e indipendenza ai giovani”.

Marianna Pederzolli di “Genova che osa” ha lamentato la mancanza di una cultura che abbia al centro il tema della lotta alle disuguaglianze e il tema generazionale. “In Liguria ci vogliono tre over-50 per fare il reddito di un giovane under-30. Le disuguaglianze generazionali sono dovute anche a una politica preda di un egoismo bulimico in cui quello che conta è la campagna elettorale successiva e non l’interesse delle future generazioni, alle quali stiamo consegnando un mondo più inquinato, più ingiusto, meno vivibile”.

Luca Garibaldi, consigliere Pd in Regione Liguria, ha illustrato la proposta di legge riguardante l’introduzione di un fondo da 10 mila euro, definito “Futura umanità”, per i neo maggiorenni. L’iniziativa si ispira ai lavori del Forum dd.

L’ultimo panel, “Ricomincio; parto; torno - ricostruire un progetto di vita nel post Covid-19. Opportunità e ostacoli”, coordinato dalla giornalista e scrittrice Benedetta Tobagi, ha raccontato le iniziative imprenditoriali di quattro giovani talenti durante l’epidemia di Covid-19.

Andrea Pinchera ha creato un’azienda che si occupa di sviluppo web. “Vorrei che si insegnasse molto di più l’educazione ma anche lo sviluppo di start-up”, ha dichiarato nel suo intervento.

Andrea Paoletti ha presentato il progetto “Wonder Grottole”, teso a rigenerare il centro storico di Grottole, in Basilicata, con la creazione di una community, il recupero di edifici con criteri di sostenibilità, laboratori e spazi sociali.

Daniela Bellomonte ha illustrato l’esperienza del Centro Tau, spazio educativo che opera nel quartiere della Zisa di Palermo, fornendo supporto a migliaia di giovani.

Miguel Acebes Tosti dell’azienda agricola Tularù, in provincia di Rieti, ha raccontato il suo progetto di impresa che cerca di riportare i valori di comunità all’interno del processo di produzione di cibo.

La giornata si è chiusa con l’intervento di Fabrizio Barca, coordinatore del Forum disuguaglianze e diversità, che ha esordito ricordando come la crisi generazionale che affligge il Paese possa incanalarsi in due sentieri opposti: “Messi nelle condizioni giuste, i giovani sono il soggetto che ha più mezzi per una svolta radicale e per porre rimedio a tutti gli errori che esistevano già prima e che la crisi ha solo messo in luce. Ma se quelle condizioni non ci sono, i giovani sono anche quelli che subiscono la botta più violenta”. Barca ha dichiarato che “la scuola non è un colabrodo ma non è neanche a posto. Le sacche di povertà educative sono enormi, ma il Covid-19 ci ha ridato la voglia di stare insieme”. Infine, ha invitato a utilizzare “questa spontanea voglia di tornare a stare insieme di scuola, famiglie e ragazzi e ragazze per creare dei patti educanti. Patti creati da una comunità che insieme valuta tanti aspetti e poi fa le sue scelte”.

 

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di Andrea De Tommasi

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