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Addio a Gianluca Vialli, la famiglia: 'Il suo esempio per sempre nei nostri cuori'

L'ex attaccante 58 anni si è spento a Londra dopo cinque anni di lotta contro un tumore al pancreas.

Redazione ANSA

Altro grave lutto per il mondo del calcio. E' morto Gianluca Vialli: a 58 anni l'ex attaccante si è spento a Londra, dopo aver combattuto contro un tumore al pancreas.

Diceva sempre di non voler morire prima dei genitori, perché il pensiero di far star male i suoi cari lo distruggeva più della malattia che invece lo stava consumando. Girava con un maglione sotto la camicia Gianluca Vialli, un modo - pensava lui - per evitare che gli altri si accorgessero di quel male, quella "cosa brutta di cui avrebbe voluto fare a meno" che gli stava togliendo peso e che alla fine ha vinto, portandoselo via a 58 anni. A tre settimane dalla scomparsa di Sinisa Mihajlovic il calcio piange un'altra morte choc: l'ex attaccante eroe della Samp degli anni d'oro, esordi con la Cremonese del suo cuore, campione con la maglia della Juventus, in campo e in panchina con il Chelsea, si è arreso al tumore al pancreas che dal 2017 aveva segnato drammaticamente il suo destino. Si è spento in una clinica londinese, dove era stato ricoverato pochi giorni prima di Natale per l'aggravarsi delle sue condizioni: che la situazione stesse precipitando lo aveva fatto intuire anche l'addio alla Nazionale il 14 dicembre in cui aveva annunciato di dover lasciare ogni incarico in azzurro per curarsi. "Ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri. L'obiettivo è quello di utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare il mio corpo a superare questa fase della malattia" le sue ultime dichiarazioni pubbliche. Lasciando quell'Italia a cui aveva fatto ritorno per riunirsi all'amico di una vita, Roberto Mancini: loro i gemelli del gol in blucerchiato di nuovo insieme e a cui la vita aveva regalato altre emozioni forti. Culminate nell'europeo vinto a Wembley nel 2021 e racchiuse in una foto che è già storia: un abbraccio fatto di cuore e lacrime che racconta l'amore tra l'attuale ct e Vialli. 

Vialli, campione di garbo sempre col sorriso sulle labbra, è morto "circondato dalla sua famiglia" (l'anziana madre che in queste ultime settimane ha fatto la spola tra Cremona e Londra), dopo "cinque anni di malattia affrontata con coraggio e dignità. Il suo ricordo e il suo esempio vivranno per sempre nei nostri cuori" il messaggio dei familiari che sempre molto riservati faranno un funerale nella capitale inglese in forma privata. Lascia la moglie Cathryn, sposata in gran segreto, e le figlie Sofia e Olivia che diceva avrebbe tanto voluto portare all'altare. Perché Vialli a porsi obiettivi non aveva mai rinunciato, nonostante tutto. "Se ti arrendi una volta poi diventa un'abitudine" ripeteva sempre, e invece lui non voleva farlo. "Io ho paura di morire - aveva però confidato in alcune occasioni- Non so quando si spegnerà la luce che cosa ci sarà dall'altra parte. Ma in un certo senso sono anche eccitato dal poterlo scoprire. Mi rendo anche conto che il concetto della morte serve per capire e apprezzare la vita". Perché Vialli era così, un "ragazzo italiano" per usare le parole del ricordo di Gianfranco Zola volato in Inghilterra e apprezzato ovunque: un gentiluomo, dai modi garbati, ironico, affabile. Uno che sapeva fare spogliatoio dentro e fuori dal campo. E che con grande dignità aveva affrontato la battaglia con "l'ospite indesiderato", un compagno di viaggio poco gradito e che si augurava si sarebbe stancato di lui. Vialli lo ha affrontato senza perdere il sorriso, nonostante gli occhi scavati e il viso smagrito. Due mesi fa la presentazione del docu-film di Marco Ponti 'La bella stagione', il racconto per immagini di quella Samp magica capace di arrivare a un passo dal cielo. Vialli e Mancini, sempre insieme anche a raccontare quegli anni fatti di gol e abbracci, di sogni e trofei. Di vita, quella che Vialli ha voluto annusare fino alla fine, con garbo, dicendo alle due adorate figlie che ridere e aiutare gli altri è un po' il senso della felicità.


"Ciao Gianluca":
la Juventus saluta così Gianluca Vialli, scomparso all'età di 58 anni a causa di un tumore al pancreas. Sui social, il club bianconero ha voluto omaggiare l'ex bianconero postando una foto dell'ex calciatore che alza al cielo la Champions League, dopo la vittoria nella finalissima del maggio 1996 contro l'Ajax.


"Lo sport italiano e il calcio in particolare oggi hanno perso un campione ma soprattutto un uomo tutto di un pezzo". E' l'omaggio a Gianluca Vialli del presidente del Coni Giovanni Malagò, che ricorda una tra le tante immagini legate al campione scomparsa. "Quella del 26 febbraio 2006, quando Vialli, assieme ad altri illustri campioni, portò la bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei Giochi Invernali di Torino 2006, unico calciatore ad aver avuto questo onore" dice Malagò.

"Quello che ha fatto per la maglia azzurra non sarà mai dimenticato". Il presidente della Figc, Gabriele Gravina ricorda così Gianluca Vialli, scomparso oggi dopo aver combattuto a lungo con la malattia. "Sono profondamente addolorato - aggiunge Gravina - ho sperato fino all'ultimo che riuscisse a compiere un altro miracolo, eppure mi conforta la certezza che quello che ha fatto per il calcio italiano e la maglia azzurra non sarà mai dimenticato. Senza giri di parole: Gianluca era una splendida persona e lascia un vuoto incolmabile, in Nazionale e in tutti coloro che ne hanno apprezzato le straordinarie qualità umane".

La sua Cremona si è risvegliata con la morte nel cuore, ferita da una notizia in fondo attesa ma con quella stessa attesa sempre accompagnata dalla speranza di un miracolo. Ha perso il suo campione, il capoluogo lombardo. E nei bar come in piazza del Comune, li dove anche il sindaco Gianluca Galimberti ha appreso della scomparsa di Stradivialli "con estremo dolore", non si parla che dell'addio al lord del gol. "Il sindaco deve proclamare una giornata di lutto cittadino" si spinge a chiedere qualcuno. Per il resto, racconti e ricordi. Luca a Cristo Re, poi presto alla Cremonese. "Frutti e Vialli, che coppia, servirebbe adesso" si lascia andare qualche tifoso sospeso tra passato e presente. Piu d'uno avanza certezze: "adesso ritroverà Luzzara e Mondonico, il suo presidente e il suo allenatore".

Fedez ricorda Gianluca Vialli, con il quale aveva condiviso le paure, i timori e i dolori della malattia. Anche il cantante, infatti, è stato colpito tempo addietro da un tumore al pancreas, seppur di tipo differente - e meno grave - di quello contro il quale ha combattuto il fuoriclasse del calcio. "Non ci siamo mai conosciuti di persona - ricorda Fedez in una storia su Instagram - ma mi hai dato tanto. Con te ho pianto al telefono, pur non avendoti mai visto di persona". Fedez racconta che Vialli gli aveva dimostrato grande vicinanza e affetto durante la sua malattia, e che ne era nata una conoscenza anche se soltanto virtuale. "Avevamo in programma di incontrarci per fotografarci assieme mostrando le rispettive cicatrici, ma purtroppo non è stato possibile".

Il ricordo di Roberto Baggio.  "E' sempre difficile accettare e comprendere il mistero della vita. Soprattutto quando vieni strappato all'affetto dei cari così giovane e così presto. Caro Gianluca, auguro al tuo viaggio celeste di essere avvolto dalla luce tranquilla per il tuo eterno riposo". Roberto Baggio ricorda, con una dichiarazione all'ANSA, Vialli, amico-rivale in campo in azzurro. "Il mio più profondo pensiero lo rivolgo a sua moglie, ai figli, ai genitori, ai fratelli, ai cari amici. Con il tuo sorriso e l'allegria porta anche lassù il tuo amato pallone. A noi rimarrà per sempre il tuo coraggio ed il tuo prezioso esempio. Buon viaggio Gianluca

"Il calcio perde uno dei suoi sorrisi più belli e positivamente contagiosi, quello di Gianluca Vialli". Comincia così il ricordo di Gianni Infantino, con un post su Instagram. Il presidente Fifa, nel rendere omaggio alla memoria dell'ex attaccante morto oggi a 58 anni a Londra, parla del "sorriso di chi ha giocato e allenato. Il sorriso di chi ha vinto, trascinando nella propria felicità i piccoli che stavano diventando grandi, come ai tempi della Sampdoria. Il sorriso mantenuto nonostante la malattia, durante la sua ultima esperienza con la Nazionale italiana". "Vialli - ha aggiunto Infantino - è stato un grande calciatore e un uomo intelligente. Un giorno mi ha visto palleggiare e mi ha detto: 'Gianni, diciamolo, non sai palleggiare. Ti insegno io'. E, di nuovo, ha sorriso. È giusto ricordarlo così, attraverso la sua espressione felice. È stato un grande, perché si divertiva e faceva divertire tutti noi. La sua passione è stata la definizione più bella del calcio. Un abbraccio enorme alla famiglia e agli amici".

E' morto Gianluca Vialli




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