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Wimbledon, Berrettini sogna: 'Ora serve la testa'

In semifinale contro il polacco Hurkacz

Conteranno i colpi, ma conteranno soprattutto i nervi e la testa. Venerdì Matteo Berrettini sarà di fronte all'appuntamento con la storia. Alle 14.30, sul campo principale, sfiderà il polacco Herbert Hurkacz per riuscire a fare quello che a nessun tennista italiano è mai riuscito fare: conquistare la finale di Wimbledon.
    Una ventina di chilometri separano Wimbledon da Wembley, il tempio della racchetta e quello del football, uno a sud e uno a nord della City di Londra. Collegati, in questi giorni, da un filo azzurro che alimenta l'entusiasmo e la passione: il competente pubblico inglese ha già aperto uno spazio nel cuore per questo ragazzone italiano, umile e sorridente, che con anni di duro lavoro si è affacciato sulla grande ribalta del tennis mondiale.
    Il tennista romano ci arriva con grande fiducia, sull'onda del titolo conquistato sull'erba del Queens e con un percorso nel tabellone principale di Wimbledon in cui ha lasciato per strada solamente due set, l'ultimo dei quali nei quarti di finale con l'amico e compagno di allenamenti Felix Auger-Aliassime. Un percorso quasi netto, costruito con un servizio micidiale e una grande tenuta anche dal punto di vista psicologico.
    Domani pomeriggio Matteo Berrettini partirà da favorito. Il suo sfidante è il numero 14 del seeding di Wimbledon, ma per arrivare al cospetto dell'azzurro ha fatto fuori due pezzi da novanta come Medvedev e Federer. Sarebbe un delirio, quindi, pensare a una partita semplice: Berrettini lo sa bene, sa che non deve lasciarsi intimorire dai nomi dei caduti sul tabellone, ma sa anche che la forza mentale sarà, domani, un aspetto determinante nel percorso di avvicinamento al sogno di ogni ragazzino che prende in mano una racchetta: scrivere il proprio nome nell'albo d'oro di Wimbledon.
    "La cosa più importante che ho fatto nei quarti contro Auger-Aliassime - ha detto Berrettini in un'intervista a Sky - è come ho gestito la partita dal punto di vista mentale. So che posso giocare meglio a tennis, so che posso creare più problemi al mio avversario, ma nonostante le difficoltà davo l'impressione di essere molto sicuro di me, di testa era come se stessi riuscendo a fare tutto al meglio, questo è un grande obiettivo che ho raggiunto e che mi dà grande forza. So quanto sia importante anche per gli avversari: quando vedo uno che sta giocando male ma che affronta il match come una bestia mi dico 'e questo come lo batto?' Ora ho la consapevolezza di poter alzare il livello nei momenti importanti riuscendo a portare a casa la partita".
    Dopo la partita di Berrettini, il numero uno del mondo Novak Djokovic, favorito indiscusso, se la vedrà con il canadese Shapovalov, testa di serie numero 10, per cercare di strappare l'altro posto in finale.

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