Giro: Ewan allo sprint, Landa cade e si ritira

Finale convulso a Cattolica, anche Sivakov rischia uno stop

A Cattolica la 5/a tappa del Giro d'Italia di ciclismo è finita come previsto in volata, vinta dal velocista tasmaniano Caleb Ewan, ma la frazione pianeggiante che doveva essere un tranquillo trasferimento si è conclusa con una serie di cadute nel finale che hanno provocato danni tra gli uomini di classifica. Il più sfortunato è stato Mikel Landa, lo spagnolo della Bahrain Victorious ieri protagonista sulla salita di Sestola, che, per un contatto con un addetto alla segnalazione di uno spartitraffico, è finito a terra ai -4 chilometri dal traguardo, insieme al vincitore di ieri, Joe Dombrowski. Il basco è stato immobilizzato e caricato su un'ambulanza: le sue condizioni saranno valutate meglio nelle prossime ore. Ma la sua corsa è finita sulla costa romagnola, così come è fortemente a rischio quella di Pavel Sivakov, il vicecapitano della Ineos Grenadiers, andato giù dopo essersi toccato con un compagno di squadra qualche chilometro prima. Anche il russo ha concluso dolorante alla spalla, con un forte distacco, e anche Dombrowski, in maglia azzurra, è arrivato malconcio, nel giorno del suo 30/o compleanno. Non sono mancate le discussioni nel gruppo per la sicurezza e i restringimenti di carreggiata delle ultime fasi di corsa, dopo una giornata passata a pedalare sull'ampia via Emilia, a tagliare in linea retta la pianura padana da ovest a est, da Modena fino al mare. E poi, improvvisamente, nella velocità crescente per lo sprint che si avvicinava, una serie di curve a gomito, la strada più stretta e resa viscida per qualche goccia di pioggia e il vento dal mare che porta la salsedine. "Si potevano evitare questi cambi di strada così repentini, credo sia stato chiaro", ha commentato Alessandro De Marchi, al primo giorno in rosa. E anche Alberto Bettiol, il vincitore del Giro delle Fiandre del 2019, ora ottavo della generale, si è lamentato per i pericoli corsi dai corridori: "E' bellissimo vedere di nuovo tanta gente che ha voglia di tornare sulla strada. Ma oggi abbiamo rischiato: il pubblico guarda il cellulare e non guarda noi", ha detto a Rai Sport. La corsa ha vissuto di due fasi. Una rilassata, con l'attacco tentato prima da due italiani che ci avevano già provato nei giorni scorsi, Tagliani e Marengo. Ripresi a oltre 100 dal traguardo, è stata poi la volta di Pellaud e Gabburo, ma anche la loro azione, a cui si è unito ai meno 20 Gougeard, aveva poche chance di successo ed è stata risucchiata. Tutto un altro registro ha preso l'andatura nel finale, con la frenesia dei velocisti e dei big della generale di stare davanti e i tortuosi ultimi chilometri. Il primo a cadere è stato Sivakov e bisognerà attendere qualche ora per capire se la Ineos, che vuole vincere con Bernal, potrà ancora contare su di lui. Poi sono andati giù Fiorelli e De Buyst e infine lo schianto peggiore, quello che ha coinvolto Landa e Dombrowski. Lo spagnolo è rimasto cosciente ma è stato necessario il suo trasporto in ospedale per sottoporlo ai primi accertamenti. Per lui come per Sivakov si temono fratture. Entrambi puntavano almeno al podio e per Landa non è la prima volta in carriera che le sue ambizioni si scontrano con la sfortuna e le cadute, come nel 2018 durante la classica di San Sebastian e nel 2019 al Tour de France, quando sembrava, come quest'anno, in ottima forma. Lo sprint è andato a Ewan su Nizzolo (ora in ciclamino) e Viviani. L'australiano, secondo quest'anno alla Milano-Sanremo e al suo quarto successo al Giro, è a un terzo dal raggiungere il suo obiettivo stagionale: correre anche Tour e Vuelta e vincere almeno una tappa in ciascuno dei tre grandi giri.

   

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