Revenge porn, che fine ha fatto la proposta di legge?

Il testo in commissione al Senato. Conte: 'Maggioranza pronta a votarlo'

di Alessandra Chini

Nei mesi scorsi il caso della diffusione di immagini private della deputata M5s Giulia Sarti ha scosso la politica e contribuito certamente all'approvazione alla Camera di un emendamento, all'interno del 'Codice Rosso' sulla violenza sulle donne, specifico sul tema del revenge porn. Ma a che punto è la discussione su questo tipo di reato?

Il Codice rosso è stato approvato da Montecitorio il 3 aprile scorso e l'esame è poi passato al Senato. Quasi in contemporanea, sempre a Palazzo Madama, sono state incardinate in commissione Giustizia tre proposte di legge una di Fi, una del Pd e una di M5s specifiche sul tema. 

Le proposte di legge prevedono in tutti e tre i casi il carcere. Nei vari testi si va da un minimo di 6 mesi a un massimo di 4 anni di reclusione. Nella proposta di Forza Italia, a prima firma Toffanin, è prevista anche una multa non inferiore ai 5mila euro. In tutte le proposte di legge è previsto l'innalzamento della pena nel caso a mettere in atto il revenge porn sia un ex. Nella proposta del Pd è prevista la temporanea interdizione dai pubblici uffici per chi è condannato. Quella di M5s prevede uno specifico articolo sulla sensibilizzazione e l'educazione nelle scuole. 

Il 7 maggio scorso in commissione è stato deliberato di approfondire l'argomento con un ciclo di audizioni. 

Recentemente il premier Giuseppe Conte ha fatto un appello alle forze politiche: 'La maggioranza è pronta a votare il revenge porn. E' una battaglia di civlità, dobbiamo essere tutti uniti'.

 

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