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Università in rivolta in Iran, prime crepe nel regime

(di Filippo Cicciù) (ANSA) - ISTANBUL, 07 DIC - Lacrimogeni contro i dimostranti che marciano nel centro di Teheran e altre città, spari contro le case di chi grida slogan dalle finestre, pesanti limitazioni all'uso di internet e manifestazioni continuamente represse anche nelle università. Dopo quasi tre mesi, la protesta esplosa in Iran pare essere inarrestabile e il sostegno alla piazza comincia ad arrivare anche dalle istituzioni oltre che dalla sorella della Guida suprema Ali Khamenei, dopo che ieri l'ex presidente Mohammad Khatami aveva chiesto che venissero ascoltate le richieste dei manifestanti.
    "I nostri servizi continueranno ad essere offerti a tutti i cittadini", ha messo in chiaro il direttore della Banca centrale dell'Iran Ali Saleh-Abadi, definendo "falsità" l'annuncio di un deputato che aveva proposto il blocco dei conti bancari per le donne che trasgrediscono alla legge sull'uso del velo obbligatorio. Badri Hosseini Khamenei, sorella del leader Ali al potere dal 1989, ha detto invece che se non fosse anziana sarebbe scesa in strada con i manifestanti, dichiarando la sua opposizione al "califfato dispotico" del fratello che dirige un "sistema criminale". La lettera aperta è stata pubblicata oggi dopo che nelle scorse settimane sua figlia Farideh era stata arrestata per aver sostenuto le dimostrazioni. "Spero di vedere la vittoria del popolo e il rovesciamento di questa tirannia", ha scritto Badri Khamenei invitando le Guardie della rivoluzione ad "abbandonare le armi il prima possibile e ad unirsi al popolo prima che sia troppo tardi".
    Gli scioperi indetti dagli attivisti sono continuati oggi per il terzo giorno consecutivo in varie città del Paese, nonostante le minacce ai commercianti, ma durante il giorno la protesta ha coinvolto soprattutto le università dove ci sono stati arresti e scontri con le forze dell'ordine. "Le studentesse sono sveglie e odiano la dittatura", hanno gridato alcune delle universitarie in un ateneo di Teheran. Tra loro qualcuna non aveva il velo.
    Poco prima il presidente Ebrahim Raisi era entrato scortato nell'università della capitale per un discorso in occasione del Giorno dello studente a una platea che secondo media di opposizione era stata meticolosamente selezionata. "Alcuni mi avevano consigliato di non venire qui oggi", ha detto il presidente ultraconservatore sostenendo che "non c'è nessun problema nel protestare" in Iran ma "la protesta è diversa dalla rivolta".
    Nel frattempo si fa sempre più profonda la frattura tra il mondo occidentale e il regime degli ayatollah, che anche oggi ha attaccato gli Stati Uniti e l'Europa per avere criticato fin da subito la repressione delle dimostrazioni iniziate il 16 settembre dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne che ha perso la vita dopo essere stata messa in custodia perché non portava il velo in modo corretto. Washington e i Paesi europei hanno sostenuto "gli eversivi e i rivoltosi", ha tuonato il ministro dell'Intelligence Esmail Khatib promettendo che "mosse del genere non resteranno senza risposta" e accusando politici americani e tedeschi di essersi incontrati "con gruppi di terroristi separatisti nel Kurdistan iracheno" che secondo Teheran forniscono armi ai manifestanti. Il funzionario della Repubblica islamica ha anche definito "sciocco" il presidente francese Emmanuel Macron per aver affermato che è in corso una rivoluzione in Iran e ha accusato due francesi che si trovano nelle carceri iraniane di essere "agenti segreti coinvolti nelle rivolte" con una "missione" da portare a termine di cui Teheran è consapevole. (ANSA).
   

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