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Mosca chiude il Nord Stream. Cingolani: 'I prezzi aumenteranno'

"C'è il rischio di un inverno difficile ma nessuno vuole fare misure restrittive"

Una nuova spada di Damocle rischia di cadere sopra la testa del mercato del gas. L'annuncio di una chiusura del Nord Stream per manutenzione potrebbe spingere di nuovo i prezzi. L'Italia sta spingendo il pedale dell'acceleratore sul fronte degli stoccaggi, che nelle ultime 24 ore hanno superato addirittura la quota destinata alla domanda: 107,2 milioni di metri cubi messi nei serbatoi, soprattutto da Snam, contro i 106,8 destinati al consumo, certamente rallentato durante il weekend. "Siamo in una posizione abbastanza buona", dice il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani che non nasconde comunque le insidie. Se la Russia chiudesse i rubinetti del gas l'Italia -spiega intervistato da Sky - subirebbe meno di altri Paesi europei: "è chiaro però che avremo un inverno difficile e francamente nessuno vuole fare misure restrittive - afferma - Un conto è dire abbassiamo la temperatura del riscaldamento di un grado, o dire per qualche mese andiamo avanti con le centrali a carbone, perché intanto risparmiamo gas transitoriamente, un conto è dire dobbiamo interrompere le attività. Questo noi cerchiamo di non farlo". La stretta della Russia al momento sembra colpire più altri Paesi che l'Italia. "Nel nostro caso ha ridotto del 15% i flussi normali" ma ora ha annunciato che "Nord Stream verrà chiuso due settimane per manutenzione: questo comporterà che ci sarà ancora meno gas e i prezzi aumenteranno perché il mercato del gas è speculativo e ci sarà una ulteriore corsa all'accaparramento". Ma l'Italia ha agito su più fronti. Non solo sulla differenziazione dei fornitori, suppliers come li chiama il ministro. Molto ha fatto un decreto di giovedì scorso che attribuisce a Snam il mandato di agire come 'contributore' per lo stoccaggio di ultima istanza.

E l'effetto si vede: in una sola settimana il riempimento è passato dal 55 al 60%. Poi c'è l'intervento dei 4 miliardi 'anticipati' dall'ultimo decreto che serve a favorire le 'prenotazioni' in un momento nel quale i prezzi sono alti e quindi la liquidità dei trader va in sofferenza. "Poi bisogna ringraziare i grandi operatori, Snam ed Eni, che stanno facendo i salti mortali per riempire gli stoccaggi", ha detto Cingolani. Proprio per evitare problemi, ad esempio, è saltata una norma che era apparsa in una delle bozze del decreto, che chiedeva un contributo di solidarietà alle società di coloro che importano il gas. "Sarebbe stata la scusa per dirottare le forniture verso altri Paesi". Proseguono a gran ritmo le importazioni di gas dal Nord Europa attraverso Passo Gries (Verbania), attorno ai 41 milioni di metri cubi, contro i circa 30 (in saldo tra ingressi ed uscite) in arrivo dalla Russia attraverso il valico di Tarvisio (Udine). Si conferma prima l'Algeria con 54 milioni di metri cubi da Mazara del Vallo (Trapani) mentre dal Tap arrivano 29 milioni di metri di cubi. Al lavoro anche i tre rigassificatori dai quali arriva una quota attorno ai 50 milioni di metri cubi. Poi prosegue l'attività diplomatica con i paesi esportatori, come dimostra la missione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Mozambico. L'obiettivo è quello di arrivare al 90% degli stoccaggi per 'scavallare', spiega Cingolani, l'inverno: dopo sono già prenotati 18 miliardi di forniture per il 2023 e 25 per il 2024. C'è poi il nodo del 'tetto al prezzo' che l'Italia ha proposto 'non per strozzare il mercato ma per evitare i picchi che poi si trasferiscono sull'elettricità, diventando una tempesta perfetta". All'inizio erano tutti contro, ma ora si lavora ad una proposta ed anche Biden ci sta pensando. Ma è una scelta che va fatta unita: "certamente deve essere un 'cap' europeo. Se lo facessimo nazionale gli operatori direbbero in quel Paese non conviene e lo penalizzerebbero".

 

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