Msf a Kunduz, vite salvate nel cuore della guerra

Da inizio escalation nel nord-est Afghanistan curati 394 feriti

Il centro traumatologico di Medici Senza Frontiere (Msf) a Kunduz, bombardato per errore dagli aerei americani, è l'unica struttura del suo genere in tutto l'Afghanistan nord-orientale per salvare le vite di centinaia di persone vittime della recrudescenza del conflitto con i talebani in questa parte del Paese. Aperto nell'agosto 2011, fornisce assistenza medico-chirurgica gratuita alle vittime dei conflitti, per le lesioni riportate da bombe e armi da fuoco, ma anche per il coinvolgimento in incidenti stradali. Da quando lunedì sono scoppiati i combattimenti tra le forze armate afghane e i talebani, che hanno preso il controllo di Kunduz City, sono stati curati 394 feriti con oltre 80 operatori nazionali e internazionali.

Kunduz era considerata una delle province più stabili nel conflitto in Afghanistan, ma dall'anno scorso si è registrato un aumento significativo dei combattimenti. Msf ha curato 204 pazienti - 51 tra donne e bambini - dopo l'inizio della cosiddetta "offensiva di primavera" dei talebani, la maggior parte feriti da arma da fuoco e esplosioni.

L'organizzazione ha iniziato a lavorare in Afghanistan nel 1980. Supporta il Ministero della Salute in due ospedali di Kabul, in uno a Lashkar Gah, nella provincia sud-occidentale di Helmand. A Khost, in Afghanistan orientale, gestisce un ospedale specializzato in maternità. Msf lavora in Afghanistan esclusivamente grazie a fondi privati e non accetta finanziamenti da nessun governo. Lo scorso anno, ha pubblicato un rapporto dal titolo "Tra retorica e realtà", in cui si sottolineava la difficoltà della popolazione afgana nell'accesso alle cure mediche. La maggior parte degli 800 pazienti ascoltati non era riuscita ad essere curata a dovere a causa della distanza degli ospedali, i costi e l'insicurezza generale nel Paese devastato da una guerra pluridecennale. Il 40% di coloro che avevano raggiunto le strutture di Msf avevano riferito di aver attraversato zone di combattimenti, essere sfuggiti alle mine antiuomo, e di aver subito maltrattamenti.
   

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