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Isis:"Qatar fa doppio gioco",coalizione scricchiola

Isis:"Qatar fa doppio gioco",coalizione scricchiola

Alcuni Stati arabi denunciano i legami di Doha con i jihadisti

NEW YORK, 12 ottobre 2014, 09:40

Redazione ANSA

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L 'emiro del Qatar © ANSA/EPA

L 'emiro del Qatar © ANSA/EPA
L 'emiro del Qatar © ANSA/EPA

 Dopo alcune settimane di bombardamenti in Iraq e in Siria, la coalizione anti-Isis scricchiola, a causa del Qatar, che alcuni Stati arabi accusano di fare il doppio gioco: pubblicamente, affermano, sostiene lo sforzo degli Usa, ma segretamente aiuta i suoi nemici.
    Arabia Saudita, Giordania e Emirati Arabi Uniti hanno ammonito la Casa Bianca che la coalizione rischia di spaccarsi se tutti i suoi membri non si impegneranno allo stesso modo per combattere in particolare contro i finanziamenti e il flusso di denaro verso lo Stato Islamico, hanno affermato funzionari arabi e americani citati in forma anonima dal Wall Street Journal.
    E in questo senso, il re giordano Abdullah II è stato anche esplicito quando il mese scorso, parlando alle Nazioni Unite, ha affermato che è necessario adottare "una politica di tolleranza zero" nei confronti di qualsiasi forma di sostegno ai gruppi terroristi, in un messaggio che è stato interpretato come diretto al Qatar, ma anche alla Turchia.
    In particolare preoccupano e suscitano sospetti i rapporti di Doha con gruppi come il filo-al Qaida Fronte al Nusra, Hamas e i talebani afghani. Anche il Dipartimento del Tesoro Usa ha espresso preoccupazione per finanziamenti a gruppi del genere che arrivano dal Qatar, apparentemente attraverso uomini d'affari e organizzazioni umanitarie e islamiche. Funzionari del Dipartimento, scrive il Wsj, sostengono, ad esempio, che lo scorso anno un uomo d'affari ha trasferito due milioni di dollari ad un comandante dell'Isis incaricato di reclutare combattenti stranieri.
    La situazione è però particolarmente delicata perché Washington ha stretti rapporti diplomatici con Doha, che ha mediato per gli Usa in diverse situazioni proprio grazie ai suoi rapporti con i gruppi radicali, mentre dalla base militare al Udeid, nel deserto del Qatar, partono molti dei cacciabombardieri americani impegnati nei raid in Siria e Iraq. Doha inoltre respinge ogni accusa e si mostra determinata a proseguire la sua politica. "Il Qatar può solo seguire una politica che è indipendente e al di fuori di influenze esterne", ha affermato di recente il ministro degli Esteri Khalid bin Mohammed al Attiya, aggiungendo che "a volte pesanti critiche sono il prezzo da pagare per avere preso un ferma posizione su ciò in cui crediamo".
   

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