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Alessia Pifferi in aula: 'Non ho ammazzato mia figlia', Pm: 'Va condannata all'ergastolo'

Alessia Pifferi in aula: 'Non ho ammazzato mia figlia', Pm: 'Va condannata all'ergastolo'

'Non è stata una cosa premeditata, mai ho voluto farle del male'

MILANO, 12 aprile 2024, 20:13

di Igor Greganti

ANSACheck

Alessia Pifferi in aula - RIPRODUZIONE RISERVATA

"Non sono un'assassina né un mostro, sono una mamma che ha perso sua figlia e non ho mai pensato che potesse accadere una cosa del genere alla mia bambina. Voglio ribadire a tutta Italia che non ho mai premeditato una cosa del genere". È anche in questo rivolgersi "a tutti gli italiani", con dichiarazioni in un'aula oggi ancor più presa d'assalto da telecamere, fotografi e cronisti, che il pm di Milano Francesco De Tommasi ha trovato elementi della "strategia" di Alessia Pifferi, ma pure "il suo desiderio, quello più recondito, di essere una diva, un'attrice". Per la Procura la 38enne, in carcere dal luglio 2022 per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana di meno di 18 mesi, abbandonandola sola in casa per sei giorni, non merita altro che "l'ergastolo".

Pifferi, ha spiegato il pm, "non ha avuto il coraggio di ucciderla" con le sue mani "e ha lasciato al destino il fatto di sbarazzarsi di sua figlia". Ed era ben consapevole che, lasciata là nel lettino da cui non poteva uscire, con pochi biberon di acqua e latte, sarebbe morta e lei avrebbe "raggiunto il suo scopo: voleva divertirsi e la figlia la legava". Per questo se ne era andata il 14 luglio dal compagno, non il padre della piccola, in provincia di Bergamo, dicendogli che Diana era al mare con la sorella. E ha inanellato "menzogne" pure "di fronte al cadavere" il 20 luglio, parlando di una fantomatica babysitter sparita.

Ha agito "con dolo diretto", ha chiarito il pm, perché "l'evento non era solo altamente probabile, ma certo". Due aggravanti "indiscutibili" dell'omicidio volontario: quella di aver ucciso la figlia e "quella evidente dei futili motivi", perché "si è disinteressata di lei per andare a divertirsi, a rilassarsi, per avere i suoi spazi col compagno". Se "vuoi i tuoi spazi", ha affermato il pm, "o non fai figli o, se non riesci a prendertene cura, puoi chiedere aiuto e lei poteva chiederlo anche alla sorella, poteva dire 'Viviana aiutami'". E sulla premeditazione lei stessa "ha ammesso di aver lasciato la bimba sola in casa altre volte e ciò in una progressione sempre più crescente, sorretta dalla sua volontà criminosa, fino a che non ha raggiunto l'obiettivo".

A inizio udienza il difensore Alessia Pontenani, anche indagata assieme a quattro psicologhe dal pm per presunti falsi e manipolazioni per ottenere la perizia psichiatrica, ha fatto acquisire dalla Corte d'assise documenti per dimostrare che la 38enne era seguita già tra i "6 e gli 11 anni" dai servizi di neuropsichiatria infantile e aveva avuto "una diagnosi funzionale di turbe psichiche e gravi ritardi cognitivi". Oltre che un insegnante di sostegno a scuola. La Corte, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, non ha dato l'ok ad un'integrazione della perizia, che ha già accertato l'assenza di vizi di mente.

Prima che il pm iniziasse la requisitoria, Pifferi ha voluto la parola. Lunghe dichiarazioni partendo dall'"infanzia di bambina sempre isolata" fino al padre che "aveva un carattere violento" e ad "un abuso sessuale", che avrebbe subito a 16 anni, con tanto di nome e cognome del presunto violentatore fatto in aula. "Sto pagando già l'ergastolo di aver perso mia figlia", ha aggiunto.

Il suo, le ha risposto il pm, "è uno sforzo inutile perché ogni volta che parla si presenta come una persona lucida, che con strategia vuole ottenere un obiettivo e in questo caso vuole un beneficio in termini sanzionatori". Lei che ha lasciato morire la piccola tra "sofferenze atroci e terribili". Ha pianto a lungo Viviana Pifferi, sorella di Alessia, zia di Diana e parte civile con la nonna della piccola, quando il pm ha descritto nei dettagli, attraverso le testimonianze di chi ha visto il corpo, quali fossero le condizioni della bimba e cosa avrebbe cercato di fare per resistere in quei giorni. Anche il pm, leggendo passaggi degli atti, si è visibilmente commosso. Si torna in aula il 13 maggio con l'auspicio del presidente della Corte che i media in aula "rispettino il processo".

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