Responsabilità editoriale di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

Investire nella prossima rivoluzione economica

Il rapporto con la natura è diventato sempre più compromesso e insostenibile. Attualmente, oltre il 50% dell’economia globale dipende in misura moderata o consistente dal capitale naturale, che comprende tutte le risorse della terra tra cui suoli, foreste, riserve idriche e minerali le quali sono anche alla base di vari servizi importanti per le industrie e sebbene la sopravvivenza di molte di quest’ultime dipenda proprio dalla natura, esse hanno anche una propensione a distruggerla.

 

Viviamo in un'economia lineare, caratterizzata da "take-make-waste", che sfrutta ingenti quantità di capitale naturale. Ogni anno estraiamo circa 92 miliardi di tonnellate di risorse naturali (equivalenti a circa due terzi del peso dell'Everest) per sostenere le nostre industrie e i nostri stili di vita.

 

Attraverso questo modello economico, abbiamo superato i limiti di sicurezza entro i quali la società può operare. Oggi, tale modello economico ci ha spinto verso un territorio incerto e pericoloso per quanto riguarda il cambiamento climatico, la perdita di specie e habitat. Per questo è sempre più necessario un cambio di passo, verso un modello differente, un'economia più circolare, snella, inclusiva e pulita (CLIC™) caratterizzata da un nuovo approccio al capitale naturale. 

 

Tale cambiamento rivoluzionario non dipende esclusivamente dai comportamenti e dall’esito della pandemia. I vantaggi ambientali e l’efficienza economica della bioeconomia, oltre che delle risorse, sono elementi comprovati e creano una solida base per andare nella sua direzione. Il Covid-19 in effetti potrebbe fungere da promemoria dei pericoli derivanti dal non essere allineati con la natura. Le restrizioni alle attività economiche ed umane correlate alla pandemia sono servite per ricordare quanto sia grave la nostra intrusione nella natura quando l’economia procede incontrollata. Allo stesso modo, la natura di zoonosi del Covid-19 ci ha ricordato i pericoli che gli ecosistemi distorti rappresentano per la vita dell’uomo. La pandemia è stata quindi un promemoria delle necessità impellenti di “cambiare strada”.

 

La transizione verso lo zero netto sulla quale parte dell’industria del risparmio gestito si sta interrogando comporterà un'ulteriore rivalutazione dell'importanza del capitale naturale. Per LOIM il capitale naturale è un bene straordinariamente produttivo, tanto da potere diventare una fonte di investimento. Ciò accade con la strategia Natural Capital, una strategia equity globale, ispirata anche alla vision di Sua Altezza Reale il Principe di Galles sulla Bioeconomia circolare e sviluppata in partnership con la Circular Bioeconomy Alliance da questi istituita. La strategia è complementare a quella delClimate Transition del gruppo ed associa opportunità d’investimento nella transizione verso una forma di industria più snella e investimenti nella bioeconomia circolare.

 

In particolare, la strategia si concentra su temi d’investimento ben specifici quali: la bioeconomia circolare che libera l’innovazione nelle soluzioni idriche, alimentari e nei materiali, valorizzando le caratteristiche rigenerative della natura; l’efficienza delle risorse che punta a modelli di produzione più snelli tramite la dematerializzazione e le prestazioni dei materiali; un approccio orientato al risultato nei consumi; e un mondo a zero rifiuti.

 

La strategia si concentra sull’individuare società già profittevoli e ben posizionate per sfruttare al meglio queste quattro opportunità di crescita da non perdere. Per quanto riguarda il processo di investimento il team sostenibilità svolge un lavoro approfondito per individuare le attività commerciali ed arrivare a creare un portafoglio high conviction, ben bilanciato con circa 50 società.

 

Ma in che cosa si differenzia la strategia che investe nel capitale naturale da quelle incentrate sull’economia circolare? Per LOIM la circolarità riguarda esclusivamente l’ala destra del modello a “farfalla”, contribuendo essenzialmente a ridurre i rifiuti delle risorse per alleviare la pressione sul capitale naturale. La bioeconomia invece rappresenta potenzialmente la parte più importante e ad oggi non pienamente esplorata della prossima rivoluzione economica.

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