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Bernardo Zannoni, storia tra istinto e umanità

sorprendente, tenero racconto con io narrante una faina

- BERNARDO ZANNONI, ''I MIEI STUPIDI INTENTI'' (SELLERIO, pp. 248 - 16,00 euro).
    Un sorprendente romanzo sul potere salvifico, liberatorio della scrittura e sulla ferinità degli istinti in contrasto con l'umanità dei rapporti e dei sentimenti. Sorprendente perché Archy, l'io narrante, narra avventure appunto che molto hanno di umano è, e lo scopriamo subito, un'animale, una faina orfana ai suoi primi giorni di vita che si ritrova in una tana con due sorelle è tre fratelli, di cui uno morto poco dopo il parto, pare schiacciato dal peso della madre, che ora senza cibo fatica da allattarli. Il padre infatti è appena morto perché ''era un ladro'' che Zò, il contadino, cattura: ''gli sparò nella pancia, gli strappò la gallina di bocca e poi lo legò a un palo del recinto come avvertimento''.
    La forza della vivida e tenera scrittura di Zannoni, ventiseienne alla sua opera prima, è nella naturalezza del raccontare, preso il punto di vista del suo personaggio che vive con ovvietà anche le più aspre leggi di natura, dettate dalla fame o dall'istinto sessuale. Così anche il rapporto con Dio, figura che affascina nella sua indecifrabilità, ha questa valenza e appare ''crudele verso ogni creatura'' come nell'Antico Testamento, perché costringe a una vita di lotta, ma anche, come nei Vangeli, la cui rivelazione ti ''costringe a accettare le cose come vengono, da vero animale'', sapendo che un errore è però stato commesso, ''quello di averci voluti partecipi uomini e animali assieme''.
    La vita, spesso assai dura di Archy, a cominciare dal giorno in cui si rompe una gamba e si ritroverà zoppo dopo giorni di dolore per aver cercato di appropriarsi di un nido di pettrossi, l ascopriamo sul filo delle sue memorie, perché a un certo punto ha imparato a leggere e scrivere servendo il vecchio Solomon, usuraio cui la madre lo ha venduto per una gallina e mezzo, il quale a sua volta vuole che lui metta nero su bianco i propri ricordi di un esistenza da bandito, fatta di cattiverie, inganni e sangue, prima di pentrsi e darsi alla nuova attività di interessato soccorso verso tutti gli altri, con il cane Gioele che lo aiuta far rispettare gli impegni presi.
    Un libro ricco di storie e invenzioni, col povero Archy che scopre con foga il sesso assieme alla sorella Louise su cui ragiona, ma anche sogna e che tornerà a pesargli in negatico quando saprà che fine ha fatto appunto Louise. Poi troverà l'amore con Anja, la quale però lo abbandonerà un gelico inverno, avendo scoperto le intenzioni che Archy, debole e incapace di difendere e sostenere la sua famiglia, aveva da conte Ugolino per la fame nei confronti del loro figlio maggiore Nessuno, che un giorno riapparirà nella sua vita.
    Insomma una storia bestiale, ma umanissima, magistralmente condotta e scritta con delicatezza e intensità, di salvezza e di sofferenza di un Archy che si ritroverà poi ''libero e triste'' dopo essere riuscito appunto a trasferire la sua esistenziale ''prigione nella carta''. (ANSA).
   

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