31 aprile, il nazismo cerca di risorgere

Un thriller di Giuseppe Cesaro racconta il male che non muore

(di Patrizio Nissirio) (ANSA) - ROMA, 08 APR - GIUSEPPE CESARO - 31 APRILE. IL MALE NON MUORE MAI (La Nave di Teseo, pp. 448, 19 euro) - Adolf Hitler si suicida nel bunker di Berlino il 30 aprile del 1945.
    Alcuni decenni dopo, i suoi seguaci continuano a tener in vita il suo macabro sogno, che ha scatenato una Guerra mondiale con decine di milioni di morti. Per questo hanno chiamato la loro organizzazione '31 Aprile', a simboleggiare l'intento di riprendere la costruzione del Reich all'indomani della morte del Fuhrer, rilanciandone i deliranti piani.
    Da questo prende le mosse '31 Aprile. Il male non muore mai' , un romanzo a cui la definizione di 'thriller' sta stretta, ma che non manca di alta tensione e colpi di scena, fino al drammatico finale. Un libro che segna il ritorno alla narrativa di Giuseppe Cesaro, già autore dell'eccellente 'Indifesa' (2018), dove ci si addentra, accanto allo svolgersi della trama, in una disamina - spesso filosofica - sul fascino del male, un'attrazione che sembra invincibile. Anche nel mondo di oggi, dove certi mostri appaiono presenti e pericolosi per la democrazia ma anche, in particolare, per chi cerca di opporsi.
    La vicenda, ambientata in Germania, ruota attorno a Vera Stark, una giornalista che indaga sulle trame neonaziste, il cui centro sembra essere la lugubre Villa Redenzione, una casa di cura trasformata in lager 'urbano', dove furono eliminate circa ventimila persone, e poi in museo. Che ufficialmente vuole essere un monito contro l'incubo nazista, ma che cela la sua vera finalità. La gestisce infatti Edna Schein, figlia del colonnello delle SS Mäher, processato e giustiziato per i suoi crimini alla fine della guerra. Un atto che l'anziana ritiene un'ingiustizia. L'inchiesta di Vera diventa sempre più rischiosa, mentre si accorge progressivamente che niente è quel che sembra.
    Cesaro - soprattutto nei dialoghi - racconta mirabilmente lo scontro difficile con un'ideologia che non ascolta la ragione, ma solo la propria perversa, brutale logica. La sua prosa, ricca e raffinata, è densa di citazioni letterarie e filosofiche (ma anche cinematografiche e musicali), sottolineature storiche e ben delinea i personaggi. Le ambiguità del passato - come quelle dei grandi gruppi industriali internazionali che fecero serenamente affari con il Reich - vengono evocate per capire i rischi striscianti del presente. E nella ricerca sul perché il male venga spesso sconfitto ma non cancellato, si giunge a una delle riflessioni centrali del romanzo: "Perché, al contrario del bene, impara dai propri errori. Il bene no: commette sempre gli stessi errori e, alla fine, lascia in vita il suo nemico; non gli dà mai il colpo di grazia". E così il male si rialza e continua a rivolgersi con successo agli istinti più basici ma fortissimi dell'animo umano: dominare, uccidere, odiare.
    Un romanzo avvincente ma anche un monito contro quelle seduzioni, quanto mai urgente ed attuale. (ANSA).
   

      RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

      Video ANSA




      Modifica consenso Cookie