Giorgio Bassani, teorico del sè

Le sue interviste, gli incontri con gli amici, una vita

 GIORGIO BASSANI, INTERVISTE 1955-1993. (Feltrinelli, pag 404, Euro 25,00).
    ''I cosiddetti libri d'autore non sono popolari, in Italia, perchè, in genere, non sono fatti per essere popolari. E' un bene? E' un male? Forse è un male. Ma la popolarità non può costituire un proposito. Quando si verifica è sempre un dono, un premio non cercato''. Lui, Giorgio Bassani, è stato uno degli intellettuali che in Italia ha avuto maggiore possibilità di incidere sul tessuto culturale del paese grazie anche alla sua popolarità e al fiuto per l'altrui popolarità. Romanziere di successo, capacità infallibile da editore, sceneggiatore, poeta, vicedirettore Rai, politico, fondatore di Italia Nostra, un uomo capace di coniugare in molteplici forme il dono per quella che lui chiamava solo e semplicemente ''poesia''.
    ''Ho abbastanza fiducia nel mio gusto, e nella reazione, quasi fisica, che provoca in me la presenza della poesia. La poesia, diceva Barenson, produce sempre in noi una sorta di aumento della vitalità''. Una sensazione che aveva provato, racconta, quando aveva letto le prime pagine di quel manoscritto che gli aveva raccomandato Elisa Croce, la figlia di Benedetto.
    Era Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, un capolavoro ma anche uno straordinario successo editoriale appunto. Bassani poi - qui in veste di editore per Feltrinelli - aveva capito subito che era un libro incompleto ma l'autore era oramai morto e allora era salito sul treno di corsa verso la Sicilia cercando di recuperare le parti mancanti dalla vedova riottosa.
    Della poesia racconta a Walter Pedullà in un'intervista del 1960 mentre a L'Express nel 1962 spiega che in quel libro ''per la prima volta i lettori italiani, di tutta Italia, hanno potuto leggere un romanzo non dialettale che esprimeva il pessimismo di tutta Italia, il loro pessimismo. Il Gattopardo ha sgonfiato un secolo di letteratura nazionale. Gli italiani hanno applaudito la propria sconfitta''. Si legge in questo meraviglioso libro appena pubblicato da Feltrinelli che raccoglie le Interviste, o meglio le parole che Giorgio Bassani ha donato agli altri sul suo lavoro tra il 1955 e il 1993, in frammenti altamente significanti. Tanto che nell'introduzione Domenico Scarpa racconta di quanto si disperassero gli amici Claudio Varese e Mario Soldati, che lui non scrivesse quelle riflessioni tanto lucide che faceva, ma solo a voce, sul suo stesso lavoro e su quello degli altri. Sono interlocutori altrettanti affascinanti, come Manlio Cancogni, Enzo Siciliano, Aldo Rosselli, Ferdinando Camon e molti altri quelli con cui si misura in queste pagine che restituiscono l'impressione di una voce in presa diretta.
    Bassani non aveva tempo per il riflettere evidentemente preferiva il fare, così come non entrava mai nelle polemiche, a chi ad esempio gli chiede degli attacchi del Gruppo 53 non vuole mai replicare, glissa sostenendo con ferocia che ci parlerà quando scriveranno qualcosa, che sono infantili. Pagine straordinarie insomma che ci riportano in modo vivo in una realtà italiana in cui il dibattito culturale e quello sociale e politico erano strettamente intrecciati nella dottrina, appunto, del fare. ''Io scrivo soltanto per dare testimonianza di me e della mia verità. Ora ho questo tema in mente, ma a un certo punto non sono io, è il personaggio stesso che si fa avanti, che decide d'essere scritto'' e anche, dalla sua voce, raccontato.
    (ANSA).
   

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