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Martegiani e Mastandrea in Antonia, serie sull'endometriosi

Martegiani e Mastandrea in Antonia, serie sull'endometriosi

Su Prime Video dal 4 marzo, da un'idea della stessa Martegiani

ROMA, 29 febbraio 2024, 19:01

di Nicoletta Tamberlich

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-     RIPRODUZIONE RISERVATA
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 "Stavo pensando a un soggetto su una donna di 30 anni che attraversa un momento di crisi, come spesso avviene. È stato durante la fase di creazione insieme alle altre autrici che mi hanno diagnosticato l'endometriosi. Allora abbiamo capito che la malattia era fondamentale per la protagonista, per farla crescere, per capire se stessa. ho voluto fortemente che nella serie ci fosse oltre alla tematica che è importante anche il lato ironico, la leggerezza". Chiara Martegiani e Valerio Mastandrea fanno coppia nella vita e ora sono anche i protagonisti della serie Antonia, dal 4 marzo su Prime Video. Ideata dalla stessa Martegiani e diretta da Chiara Malta (con la supervisione creativa di Mastandrea), racconta di una donna di 33 anni (Martegiani) che scopre di soffrire di endometriosi, una malattia cronica e invalidante. Una serie dramedy con spunti di commedia che offre uno sguardo intimo sulla capacità di reagire al dolore.


"Nelle sue sgangherate sedute di psicoterapia, durante le quali rivede e ricostruisce il suo passato, Antonia apprende qualcosa e alla fine ci sorprenderà, iniziando un percorso alla scoperta di sé", dice la protagonista e autrice. Scritta da Elisa Casseri, Carlotta Corradi e la stessa Martegiani, la serie in sei episodi è una produzione Fidelio e Groenlandia (una società del Gruppo Banijay) in collaborazione con Prime Video, e con Rai Fiction. Nel cast anche Barbara Chichiarelli (la migliore amica della protagonista),  Emanuele Linfatti, Leonardo Lidi. In Antonia c'è un personaggio maschile, Manfredi, spiega Mastandrea, "un po' diverso da quelli a cui siamo abituati: è pratico, ama la sua compagna senza chiederle nulla, lui c'è quando lei gli dice dopo essere andata via di casa che ha l'endometriosi". Le due sceneggiatrici aggiungono: "Siamo partite da basi reali, abbiamo consultato una psicologa e provato tutto, anche il viaggio sciamanico. Simbolo della serie è una gallina, ma all'inizio era un orango. Nessuno lo sa ma il pollo per sei mesi è ermafrodita, poi "sceglie". E poi ovviamente si parla di ovaie, e quindi le uova sono la metafora ideale". Mastandrea aggiunge: "Il lavoro con Chiara è nato in casa, quindi ci siamo permessi di creare un uomo migliore di me: è perfetto, straordinario, fa un lavoro umile, comprensivo, aggiusta tutto. E' una persona estremamente sana. Le crisi così possono diventare costruzioni e confronto. Volevamo un maschio non stereotipato. Di fronte a una richiesta di genitorialità un rifiuto di una donna può creare un muro, ma lui invece si mette comunque a disposizione. C'è crisi ma non c'è chiusura". Conferma Martegiani: "Per certi versi Manfredi è più femminile di Antonia. Lei scappa, lui invece vuole chiarire, una diversità che mi ha interessato. Ma un maschio comprensivo non è necessariamente un maschio perdente, ci mancherebbe. La serie ha avuto su di me un effetto terapeutico, in particolare nei confronti di questo lavoro. Quando sono arrivata alla serie avevo già affrontato la maternità e l'endometriosi, ed ero un'altra donna. Mi sono molto divertita e sono cresciuta".

Antonia all'inizio non è una donna simpatica, tratta malissimo la sua migliore amica, ma nel corso della serie finisci per capirla". Non sarà che questa debolezza del maschio la si cerca troppo anche in maniera forzata? "Il rischio c'è - replica Mastandrea -, viviamo una decade esasperata rispetto a certi temi che andrebbero trattati forse in maniera più naturale. Personalmente, interpreto maschi che non ce la fanno da trent'anni, ma si vede che non ho influito sulla cultura dominante, perché l'esercizio del potere maschile in certi ambiti e contesti persiste. Quando parlo di raccontare maschi diversi non vado incontro a questo, semplicemente dico che il nostro lavoro deve affrontare in maniera sana la complessità di genere. Ma l'uomo tormentato era già materia di Massimo Troisi è stato il primo, per esempio, perché il suo racconto gli permetteva di farlo". In merito al fatto di trattare in una serie l'endometriosi sempre Mastandrea spiega "l'abbiamo presa come pretesto di un quadro sociale: con l'endometriosi si sta meglio se si diventa madre o se si smette di essere fertili, e quindi donne. Ci sembrava la perfetta sintesi della richiesta della società moderna".

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