Albanese, con Topi metto a nudo latitanti e malavitosi

Spero di regalare un sorriso. Su RaiPlay e Rai3

Barricati come topi. C'è chi, come in Italia, Europa, e nel resto del mondo lo sta facendo per seguire le norme di contenimento e scongiurare l'espandersi del contagio, e chi per scelta come certi latitanti per sfuggire alla giustizia per essersi macchiati di atti criminali gravissimi. Antonio Albanese per una serie di incredibili circostanze arriva in tv con la seconda stagione della sua spassosima serie Topi, One-man-show in 6 puntate scritto, diretto e interpretato da lui, prima (il 3 aprile) su RaiPlay e, quindici giorni dopo, su Rai 3.

Una coproduzione Rai Fiction-Wildside, prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside in collaborazione con Direzione Produzione Tv - Centro Produzione Rai di Torino. La prima stagione si era chiusa con la rocambolesca fuga di Sebastiano (il mafioso interpretato da Albanese) e zio Vincenzo (Tony Sperando), aiutati da U Stuorto (Nicola Rignanese). Stavolta, per sfuggire alla polizia, i tre sono alla ricerca di un nuovo rifugio sotterraneo.

"Spero di regalare un sorriso - spiega all'ANSA in una conversazione telefonica l'attore e regista - in questo momento difficile ai telespettatori che sceglieranno di seguirci e che sono a casa". Il progetto, aggiunge, è nato 5 anni fa: "Guardavo in tv un documentario, quando ho visto un uomo uscire da un armadio bunker. Ho pensato: questo qui è un imbecille". Nei nuovi episodi, fa notare Albanese, "la comicità continua ad essere lo strumento rivelatore della bestialità e dell'ignoranza delle realtà mafiose, ma anche di una profonda inconsapevolezza che permea il nostro tessuto sociale e della conseguente inadeguatezza degli strumenti di contrasto". I Topi 2 riparte proprio dall'avventurosa ricerca di un nuovo rifugio sotterraneo. Lontani dalla famiglia, rimasta a vivere nella storica bifamiliare alla periferia di Milano piantonata giorno e notte dai poliziotti, i nostri latitanti dovranno superare molti ostacoli: dalla convivenza forzata con "colleghi" intolleranti al russare dello zio Vincenzo all'incontro con uno spumeggiante personaggio: in una delle scene Sebastiano e Vincenzo vengono imboscati dall'amico U Stuortu nell'appartamento di un amico, Cazzimarmo, fuori per affari. All'improvviso compare il vero proprietario: Liborio, drag queen in tutina argentata. Il terzetto riuscirà alla fine nella sua impresa. Sebastiano potrà riprendere il controllo della sua famiglia: dissuaderà - e non con le buone - un ignaro corteggiatore a stare lontano da sua moglie Betta (Lorenza Indovina), diventata vedova per copertura; informato che sua figlia è in dolce attesa, agirà in incognito costringendo l'aristocratico fidanzato a sposarla. Infine, U Stuortu lo sorprenderà fino a sconvolgerlo.

"La comicità - prosegue Albanese - vuole essere anche uno strumento rivelatore della bestialità e dell'ignoranza delle realtà mafiose che sottraggono nutrimento e sono portatrici di gravi infezioni come i topi. La storia si ispira ai tanti stratagemmi adottati dai veri boss per sfuggire all'arresto e per garantirsi lunghi periodi di latitanza. E proprio partendo dall'interno di quel mondo, I Topi vuole intrattenere e divertire, ma anche ridicolizzare e condannare i codici della criminalità, il malaffare, l'ignoranza, la miseria umana".

Come sta vivendo Albanese questo periodo di emergenza sanitaria? "A casa ovviamente - risponde - insieme a mio figlio che ha 10 anni. Leggo, ascolto musica, cucino. Mi ritengo un privilegiato rispetto a quello che vediamo e ascoltiamo ogni giorno. Come si fa a commentare - osserva l'attore e regista -: non è più questione di numeri o età o tamponi. E non possiamo non ricordare ogni giorno il sacrificio di medici, infermieri, operatori sanitari che continuano a lavorare per buste paga ridicole h24. Eroi? Io personalmente li ho sempre ritenuti divinità, prima ancora di questa pandemia. Dobbiamo solo ascoltare gli scienziati. Da anni nel mio piccolo faccio la mia parte aderendo a numerose iniziative a favore dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: la ricerca va sostenuta, incoraggiata. E mi auguro che, quando ci sveglieremo da questo incubo, la politica, le istituzioni, non dimentichino la lezione, prevenire è meglio che curare: in tutti i campi occorre investire sulla ricerca e sulla sanità pubblica, basta tagli". Vista la chiusura di cinema, teatri, mostre, concerti, Topi due può essere un'alternativa per chi sta a a casa, Albanese ha confezionato un prodotto raffinato e colto nel segno del suo stile. Ma con il blocco dei set ha perso qualche progetto? "Dovevo iniziare le riprese di un nuovo film con la mia amica Paola Cortellesi, ma sono state rinviate, è giusto così".

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