Renzo Arbore, Battiato non maestro ma inventore

"Sarà studiato e catalogato tra grandi esponenti della cultura"

"Non avrei mai pensato in quel lontano 1969, quando nella mia prima trasmissione tv a Speciale per voi sul secondo canale della Rai arrivò quel ragazzo dalla Sicilia con una canzoncina leggera (Bella ragazza, ndr) in gara a un Disco per l'estate, che sarebbe poi diventato un grande esploratore musicale, poetico e filosofico. Non è stato solo un maestro, come molti lo definiscono, ma un inventore". Così Renzo Arbore, raggiunto al telefono dall'ANSA, ricorda i primi anni di carriera di Franco Battiato, morto nella notte nella sua casa di Milo, dopo una lunga malattia.

"Non è mai stato catalogabile, né paragonabile ad altre personalità, italiane o americane - continua Arbore -. Ha 'razzolato', se così si può dire, nella cultura e nella filosofia di tutto il mondo, sempre a caccia di originalità e senza sudditanza verso interessi economici e commerciali. Trovò il successo popolare, con canzoni entrate nella storia, ma suo malgrado perché una delle sue caratteristiche peculiari era invece rifuggirlo". Una frequentazione con la filosofia che ha plasmato testi inimitabili, e che lo rendeva un unicum nel panorama della musica italiana, ammirato ad esempio da artisti come Lucio Dalla. "Data l'originalità e la complessità della sua scrittura - continua Arbore, dalla sua casa di Roma -, il giusto riconoscimento alla sua opera arriverà ora che sarà studiato, magari anche a scuola. Si scoprirà il percorso originalissimo che ha fatto: e sarà catalogato tra i grandi esponenti della cultura italiana. Lui che non aveva né maestri né modelli lo è diventato. Ha attinto e ha preso ispirazione ovunque, in un melting pot di culture da tutto il mondo".

Lo showman ricorda poi un "nostro piccolo incontro" nel 1986 a Mosca. "Aspettava un aereo che lo portasse a Samarcanda. Aereo che non non arrivò mai perché non c'erano le autorizzazione: lui e la sua incredibile curiosità dovettero tornare in Italia".

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