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>ANSA-FOCUS/ La sfida del dorico che aiutò la colonizzazione

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Il libro di Zuchtriegel: "E' il primo 'non luogo' della storia".

PAESTUM, 15 aprile 2023, 11:40

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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(di Silvia Lambertucci) GABRIEL ZUCHTRIEGEL, THE MAKING OF THE DORIC TEMPLE, ARCHITECTURE, RELIGION, AND SOCIAL CHANGE IN ARCHAIC GREECE, (CAMBRIDGE UNIVERSITY PRESS, pp.350).
    "L'architettura dorica ci vuole ingannare, sin dalla sua creazione. E spesso ci è riuscita alla grande. Ma a ben guardare, sotto il manto di forme arcaiche, che si fingono derivate da primitive costruzioni in legno, si nasconde una rottura con il passato, non solo architettonica, anche religiosa e sociale. L'ordine dorico è anche un nuovo modo di guardare il mondo secondo schemi rigidi e standardizzati. Il tempio dorico, costruito secondo un canone fisso, orientato quasi sempre verso est, è, in un certo senso, il primo "non-luogo" della storia: un edificio, che prescinde dal suo contesto paesaggistico e urbanistico, mirando a una totalizzante autoreferenzialità".
    Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, sintetizza così la tesi alla base del suo nuovo libro "The Making of the Doric Temple. Architecture, Religion, and Social Change in Archaic Greece", in uscita queste settimane con la Cambridge University Press.
    Mettendo insieme dati archeologici vecchi e nuovi, alcuni esaminati per la prima volta, lo studioso tedesco da anni in Italia, dove ha scavato tra l'altro a Selinunte e Pompei, una lunga esperienza alla guida di Paestum e Velia prima di essere chiamato a sostituire Massimo Osanna alla direzione di Pompei, arriva alla considerazione che l'architettura dorica nasce in concomitanza con un cambiamento dirompente nell'urbanistica, nell'uso del territorio e nella colonizzazione nella Grecia arcaica e si afferma anzi come la giusta soluzione per il nuovo mondo. Nelle 350 pagine di questo lungo e dettagliato excursus, basandosi sugli sviluppi più recenti della geografia e degli studi postcoloniali l'archeologo, da sempre molto attento agli aspetti sociologici della storia antica, rilegge quindi i cambiamenti epocali dell'architettura come parte di una trasformazione più ampia che coinvolgeva religione, politica, economia e filosofia. Mentre le élite greche colonizzavano, esploravano e mappavano il Mediterraneo, spiega, i coloni cercavano anche una nuova dimora per gli dei nei mutevoli paesaggi del mondo del VI secolo a.C. E l'architettura dorica, come dimostrano anche gli sviluppi paralleli nell'arte, nella divisione del territorio, nella pianificazione urbana, persino nell'atletica, nella guerra e nella cosmologia, fornì una risposta a questa sfida.
   

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