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La narrativa di oggi e i lati oscuri dei social e del mondo digitale

La tecnologia diventa sempre più centrale nei romanzi

Storie Se per molto tempo la tecnologia ha stentato a farsi spazio nelle narrazioni contemporanee (uno schermo o uno smartphone apparivano quasi come elementi ineleganti e fuori posto nella sfera della finzione, mentre nella realtà invadevano il quotidiano), oggi l'approccio appare cambiato: sono sempre di più i romanzi che non solo non evitano il tema, ma anzi ne fanno il fulcro della propria storia.

C’è chi ha provato a incastonarli in una definizione, come Instagram Novel o Internet Novel, ma in realtà si tratta semplicemente di storie che, nel tentativo di indagare il contemporaneo, non si possono esimere dal narrare un aspetto imprescindibile delle nostre vite sempre più veloci. Social network, applicazioni, mail, messaggi istantanei, portali virtuali, sono ormai inestricabili dalla vita personale e lavorativa, così come da quella sociale e familiare, e non può esistere (o quasi) storia che non si relazioni con almeno uno di questi piani (basti pensare, per fare un esempio non a caso, ai romanzi di Sally Rooney, in cui chat e mail sono protagoniste).

Inoltre, negli anni in cui la rete e le nuove tecnologie di interconnessione si sono mostrate alla società anche nei loro risvolti più inquietanti, era inevitabile che anche i romanzi iniziassero a esplorarne le evidenti conseguenze. Mentre nei saggi e nei memoir dedicati al virtuale emerge spesso uno spirito di denuncia, la finzione può permettersi di soffermarsi sui cambiamenti che avvengono nelle piccole pieghe della vita di tutti i giorni, scovando i microtraumi dell'impatto con il digitale.

Ecco quindi di seguito una selezione di voci letterarie (alcune affermate, altre all'esordio) che nel corso dell'ultimo anno si sono soffermate a raccontare in chiave romanzesca il lato oscuro dei social network e del mondo digitale, ponendosi delle domande che un tempo potevano apparire frivole (che impatto ha la celebrità virtuale sulla propria vita? Quanto è il virtuale a copiare il reale e quanto viceversa? La violenza, l'odio e le menzogne possono ferire anche se sono virtuali?), ma nelle cui risposte oggi si va definendo il futuro della nostra società.

Inserito nella lista del New York Times dei dieci migliori libri del 2021, Nessuno ne parla (Mondadori, traduzione di Manuela Faimali) scritto da Patricia Lockwood, ci porta nel mondo di una protagonista senza nome travolta dal vortice senza senso del “Portale”, il social che le ha da poco conferito grande popolarità. Cosa significa essere una persona del tutto immersa nel mondo della socialità virtuale? Cosa significa vivere attraverso i propri post e in base a quelli degli altri, mentre il mondo intorno sembra diretto verso un declino senza fine? Questo romanzo esplora il tema contemporaneo del sentirsi divisi tra due realtà parallele, una fisica e una virtuale, e si interroga su cosa accade quando la prima viene a bussare alla porta per reclamare l’attenzione che si merita.

A conoscere bene il lato più oscuro del lavoro con i social network sono i moderatori, quelle figure dei nuovi media digitali che si occupano di visualizzare, valutare ed eliminare i contenuti peggiori caricati dagli utenti prima che ottengano troppa visibilità. La vita di chi si occupa del filtraggio viene però inevitabilmente compromessa dalla violenza, dall’odio e le falsità con cui sono costretti a convivere tutti i giorni, e le conseguenze si infrangono nella loro sfera personale così come su quella collettiva degli utilizzatori. Hanna Boervoets in Questo post è stato rimosso (Mondadori, traduzione di Francesco Panzeri) ci permette di conoscere questa realtà tramite la storia di Kayleigh e dei suoi colleghi, che si scoprono meri strumenti di potere per la grande azienda tecnologica che li ha assunti.

Irene Graziosi, autrice e parte del progetto Venti, ha di recente esordito con il romanzo Il profilo dell’altra (e/o). Tramite la storia di Maia, Graziosi (qui l'intervista, ndr) permette di scoprire che cosa si cela al di là degli stereotipi dietro la parola “influencer”. Maia, infatti, è una ragazza che in un periodo di dolorosi cambiamenti si trova a lavorare con Gaia, una celebre influencer di soli 18 anni. Tra di loro si instaura un rapporto profondo e al contempo complicato, in cui le problematiche di una si riflettono nell’altra, in un periodo della vita in cui le aspettative e le distorsioni dei social network non fanno altro che esasperare le contraddizioni del mondo reale.

E se da una parte sembra che i social network abbiano invaso la sfera privata, è anche vero che in moltissimi settori si sono imposti anche in quella lavorativa. Ida, la protagonista di Non è questo che sognavo da bambina (Garzanti), scritto Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio, sogna di diventare sceneggiatrice, ma si ritrova invece a fare la social media manager nell'ambito di uno stage in un’agenzia di comunicazione milanese. Si confronta così con un mondo nuovo, profondamente influenzato dalle logiche del digitale, un mondo che la cambia e che la costringe a dover fare i conti con i propri sogni e le aspettative infrante. Con un tocco di ironia questo romanzo racconta le problematiche di un’intera generazione che, dopo essere stata cresciuta dal motto “Fai quello che ami e non lavorerai un giorno nella tua vita”, ha finito per scontrarsi con il precariato, l'insoddisfazione e l'insicurezza.

Cosa accadrebbe se oltre che foto, testi e informazioni potessimo condividere sui social anche la nostra coscienza e i nostri ricordi? Se lo chiede Jennifer Egan ne La casa di Marzapane (Mondadori, traduzione di Gianni Pannofino), un insieme di 13 racconti connessi tra di loro (qui un approfondimento, ndr) in cui spuntano anche alcuni personaggi del suo romanzo cult Il tempo è un bastardo. La vita dei protagonisti è stata influenzata in modi diversi da "Riprenditi l'inconscio", una tecnologia nata a scopo benefico, ma che finisce presto per diventare un'inquietante piattaforma in cui chiunque può rendere accessibile i propri ricordi per vedere quelli altrui. E mentre da una parte gli “elusori” cercano di sfuggire a questo sistema pericoloso, molte persone decidono di spostare sempre più in là l'asticella di ciò che sono disposte a condividere.

La condivisione a volte funziona come i trucchi degli illusionisti: fa sembrare vero qualcosa che in realtà non lo è. Nel pubblicare frammenti di noi stessi ci narriamo e ricreiamo ogni volta, più o meno consciamente, in base alle persone e agli scopi che vogliamo raggiungere. Lo sa bene Lauren Oyler, che nel suo romanzo d’esordio Fake accounts (Bompiani, traduzione di Marta Barone) racconta la sua storia così realistica da sembrare quasi irreale: un romanzo che porta a riflettere sul fatto che, se è vero che in rete non ci si può fidare degli altri, a volte è anche vero che non ci si può fidare nemmeno di noi stessi.

Un po’ come accaduto per i musicisti e le star del cinema, la cui vita sotto i riflettori è apparsa sempre meno appetibile nel tempo, così oggi è difficile credere all'immaginario di vita perfetta legato al mondo degli influencer. A scardinare questo luogo comune si pone anche il nuovo romanzo di Valentina Farinaccio, Non è al momento raggiungibile (Mondadori). Vittoria, che  vorrebbe veder crescere il suo blog musica, finisce invece con il diventare un’influencer che sponsorizza cibo di tutti i tipi. La sua fama cresce improvvisamente, ma nonostante il numero dei follower cresca Vittoria si sente sempre più sola, e tornare alla vita precedente sembra ogni giorno più difficile.

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