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Sandro Veronesi, racconto l'umanità del Comandante Todaro

Sandro Veronesi, racconto l'umanità del Comandante Todaro

Finite le riprese del film esce libro di Veronesi e De Angelis

ROMA, 25 gennaio 2023, 19:20

(di Mauretta Capuano)

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Lo scrittore Sandro Veronesi - RIPRODUZIONE RISERVATA

Lo scrittore Sandro Veronesi - RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo scrittore Sandro Veronesi - RIPRODUZIONE RISERVATA

Un giovane ufficiale della Regia Marina Italiana che nella seconda guerra mondiale affonda una nave belga in piena oceano Atlantico, ma poi salva l'equipaggio, disattendendo gli ordini, perché i corpi che galleggiano nel mare per lui non sono nemici, sono naufraghi. E' Salvatore Todaro, morto due anni dopo questa eroica impresa, a 34 anni. Un personaggio che è una celebrità nel mondo militare, ma sconosciuto ai più nel mondo civile, del quale Edoardo De Angelis e Sandro Veronesi ci fanno scoprire la grande umanità in un film appena finito di girare, con protagonista Pierfrancesco Favino, e in un romanzo "Comandante", appena arrivato in libreria per Bompiani. "E' uno di quegli eroi da raccontare nelle scuole elementari. L'emblema dell'italianità nella sua accezione migliore" dice all'ANSA Sandro Veronesi.
    "Di solito le storie belle, degne di essere raccontate, edificanti, magari tristi, ma comunque umane provenienti dalle guerre sono sempre storie di soldati o anche di rapporti tra soldati e civili e invece la guerra, quella terribile, è gestita dagli ufficiali, dai comandanti. Questo libro si chiama Comandante anche perché invece è proprio il comandante che fa il gesto di salvezza e si tira dietro tutti. E' una cosa abbastanza anomala ed è un messaggio di speranza. Se esistono esempi nella storia passata di comandanti, di alti ufficiali, che fanno venire fuori l'umanità in piena guerra, trascinando anche il nemico in questa bolla di salvezza, possono esistere anche nel presente".
    Costruito attraverso le voci della moglie di Todaro, Rina, dello stesso comandante e dell'equipaggio, con nel linguaggio l'uso di inflessioni dialettali, il romanzo ci restituisce l'anima di un personaggio anche grazie all'accesso ai suoi due bauli con le lettere, fotografie, libri che Veronesi e De Angelis hanno potuto consultare.
    "Il materiale privato lo abbiamo lasciato privato, ma abbiamo potuto leggere le lettere che lui scriveva alla moglie e abbiamo capito che voce aveva quando si rivolgeva ai suoi cari. Abbiamo capito come era Todaro. Non abbiamo attinto direttamente a quei materiali. Todaro non era un semplice ufficiale di Marina, era uno delle truppe d'assalto, sempre in missione. E quelle cose contenevano una verità su di lui che i libri che gli sono stati dedicati, sempre nel mondo militare, non potevano contenere" spiega lo scrittore due volte premio Strega. Usare le voci "è un modo anche molto pratico per scrivere un libro a quattro mani.
    Il linguaggio è diverso a seconda del livello d'istruzione dei personaggi comprese le inflessioni dialettali. C'è un mischiume di lingue dentro un sottomarino".
    Qual è il rapporto tra romanzo e film? "Anche nel film ci sono le inflessioni dialettali. Hanno finito di girare gli esterni a Taranto da pochi giorni. Gli interni del sommergibile sono stati fatti a Cinecittà. Le cose sono andate così: è partito il progetto del film, abbiamo cominciato a scrivere la sceneggiatura insieme, alla quinta stesura della sceneggiatura ci siamo accorti che c'era di più di ciò che può essere raccontato da un film e quindi abbiamo deciso di scrivere anche il romanzo. Abbiamo scritto il libro riorganizzando il materiale e dopo aver finito una prima stesura ricca del romanzo sono seguite cinque stesure di sceneggiatura ispirate al libro. E' stato un nutrirsi a vicenda, una cosa molto strana".
    Pierfrancesco Favino, dice Veronesi, "è perfetto. Se vedi una foto di Todaro non diresti mai che ha 32 anni, sembra che abbia l'età di Favino che si porta bene i suoi 50 anni. All'epoca i giovani non esistevano. Poi lui si è entusiasmato, quando ha visto come è la vita di un sommergibilista ha detto 'ma quali astronauti?'. Questo è un filmone, è un kolossal, penso che uscirà nella seconda metà dell'anno, da settembre in poi. Poi dipende se andrà a dei festival. Tutte cose che devono essere verificate" spiega lo scrittore che è stato sul set, ma "sono andato in visita perché preferisco vederlo montato il film. Sono sicuro che sarà un cazzotto di emozione".
    Ma alla fine Todaro chi era? "Era un monarchico come tutti gli ufficiali di Marina. Certamente non era antifascista.
    Risulta abbastanza chiaro che era una personalità sfuggente: faceva yoga che all'epoca non era di moda. Studiava il farsi, il persiano. Aveva interessi nell'occultismo. Aveva sviluppato una personalità tutta sua, autonoma, indipendente. Prima di tutto era un uomo di mare e quindi le leggi della marineria per lui erano sacre" sottolinea l'autore de 'Il Colibrì' diventato un film di Francesca Archibugi che sta lavorando a un nuovo libro, ma "siamo all'inizio" dice.
   

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