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Vivian Maier, una vita difficile

Fuggita da una famiglia complicata si è nascosta al mondo

(ANSA) - ROMA, 21 APR - Una famiglia che oggi gli esperti definirebbero 'disfunzionale', una vita ad accudire bambini non suoi, una dote straordinaria quanto nascosta per la fotografia.
    La vita di Vivian Maier è diventata leggenda dopo la scoperta nel 2007 da parte di John Maloof, il figlio di un rigattiere di Chicago, di migliaia di suoi rullini fotografici chiusi in scatole di cartone accatastate in un box. Un archivio brulicante di autenticità e umanità, il patrimonio di una fotografa sconosciuta che in pochi anni sarebbe stata celebrata in tutto il mondo. Ma mentre le sue opere diventavano sempre più popolari, la sua biografia restava un segreto impenetrabile, perché Vivian aveva sepolto il suo talento con la stessa cura e riserbo con cui aveva protetto la sua vita. Oggi un libro, ''Vita di Vivian Maier. La storia sconosciuta di una donna libera'' di Ann Marks, edito da Utet, in libreria dal 17 maggio, viene a raccontarci la storia di questa donna fuggita da una famiglia difficile, fra illegittimità, abuso di sostanze, violenza e malattia mentale. Il padre americano, Charles Maier, nato da una famiglia di emigranti austriaca, sposa la madre, Maria Jaussaud, nata in Francia a Saint-Julien-en-Champsaur. I genitori di Vivian presto si separano e anche i figli vengono divisi: il fratello crescerà con i nonni paterni, lei con la madre che torna nel suo paese d'origine. Dopo qualche anno però, nel 1938, madre e figlia tornano in America e si stabiliscono a New York. Vivian trova lavoro come bambinaia al servizio di una famiglia di Southampton, prima di stabilirsi definitivamente nel 1956 a Chicago, dove continuerà a fare la governante per bambini per tutta la vita.
    Le sue foto, esempi di raro talento, in grado di raccontare le disparità e le ingiustizie degli Stati Uniti del boom economico, le persone comuni, i bambini, la semplice vita urbana, sono ormai conosciutissime e celebrate in numerose mostre. La sua vita, invece, le sue vicende personali, erano ancora oscure. Grazie ad una meticolosa ricerca investigativa Ann Marks, manager in importanti aziende di New York, con una passione per le ricerche genealogiche e il mistero, è riuscita nell'impresa di ricostruirne il background familiare e la vita solitaria di questa straordinaria donna grazie a documenti personali e fonti di primissima mano. Nel volume, che trabocca di foto (anche inedite), l'opera e la vita finalmente si intrecciano in un'unica storia: il ritratto che emerge è quello di una sopravvissuta, fiduciosa nel suo talento nonostante le sfide della malattia mentale, una donna socialmente consapevole, straordinariamente complessa e soprattutto libera. Il libro si apre con il racconto di una gita fatta da Vivian alla periferia di Los Angeles, il 17 luglio 1955, quando per la prima volta apre i suoi cancelli Disneyland. Quasi trentamila persone si riversarono nei viali mai calpestati prima, un fiume in piena di bambini pronti a lasciarsi meravigliare. Lì, tra famiglie, figuranti e pupazzi, c'è Vivian Maier, una tata di origine francese da poco trasferitasi sulla West Coast in cerca di un nuovo incarico. La donna girovaga da sola tra la folla con una macchina fotografica in mano: dopo anni di scatti in bianco e nero, ha deciso di passare al colore per immortalare gli attori travestiti da nativi americani e i castelli di cartapesta. Ma conclusa la gita, quelle foto non verranno viste da nessuno, come le altre decine di migliaia di immagini che Vivian scatterà e terrà nascoste agli occhi del mondo per decenni. (ANSA).
   

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