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Edi Lazzi, Buongiorno, lei è licenziata

Sarà presentato il 14 ottobre al Salone di Torino

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 11 OTT - EDI LAZZI, BUONGIORNO, LEI È LICENZIATA. STORIE DI LAVORATRICI NELLA CRISI INDUSTRIALE.
    (Edizioni GruppoAbele, pp.128, 12 euro). "Quando hanno chiuso non ci hanno fatto più entrare, avevo le mie cose nei cassetti della scrivania, i miei occhiali, l'agenda, delle fotografie, avranno buttato via tutto, non ci posso pensare. Così allungo la strada, evito di passarci davanti, faccio una deviazione, anche quando sono in bicicletta per andare al parco". Sono parole che fanno male quelle di Rosanna, che ha trascorso una fetta importante della propria vita in una fabbrica, la Agrati di Torino, e che poi da un giorno all'altro è stata lasciata a casa, senza più un lavoro, senza dignità né prospettive per il futuro. Come lei, tante altre donne hanno pagato in prima persona la crisi industriale, e si ritrovano in un limbo di attesa e frustrazione, troppo giovani per la pensione, troppo vecchie per essere spendibili in un mercato del lavoro ostile.
    Alle loro storie Edi Lazzi, segretario generale della Fiom-Cgil di Torino, ha dedicato il libro "Lei è licenziata", pubblicato da Edizioni GruppoAbele, che raccoglie la testimonianza di alcune lavoratrici di aziende del settore automotive un tempo attive nel capoluogo piemontese e nel suo hinterland, e oggi ormai chiuse, vendute o delocalizzate. Il libro si apre con un'analisi oggettiva della crisi vissuta dall'industria dell'automobile negli ultimi decenni, a cui segue un ribaltamento di prospettiva con il racconto da un'ottica soggettiva di ciò che il licenziamento ha determinato nella vita di 12 operaie. Se c'è un merito del libro di Lazzi, come scrive nella prefazione Francesca Re David, segretaria nazionale di Fiom, è proprio quello di aver saputo "intrecciare la lettura dei processi in corso al racconto vivo delle storie di donne che hanno vissuto sulla propria pelle la durezza degli effetti prodotti dal mancato governo delle riorganizzazioni industriali". I numeri riportati nelle prime pagine appaiono impietosi: "nel 2006-2007 si producevano a Torino più di duecentomila autovetture. Nel 2019-2020 se ne sono prodotte, nella media del biennio, ventinovemila, ovvero l'ottantasei per cento in meno", scrive l'autore, che evidenzia come dal 2008, anno dello scoppio della crisi globale, siano "andati in fumo più di trentaduemila posti di lavoro e trecentosettanta aziende metalmeccaniche hanno chiuso definitivamente i battenti per fallimento o per cessata attività produttiva. La maggioranza dei posti di lavoro persi è stata nell'automotive e nella sua filiera". L'intento del libro è dunque legare questi dati alle persone in carne e ossa: lavoratori e lavoratrici che non soltanto si sono ritrovati senza stipendio, ma per i quali la perdita del lavoro ha significato anche la fine di quegli importanti legami sociali necessari per sentirsi parte di una comunità. Con il risultato, inevitabile, che, in questa situazione i singoli (ex) lavoratori diventino anche meno capaci di agire collettivamente contro i soprusi e le prevaricazioni.
    Gravissimo è che oggi questa compressione generalizzata dei diritti nel lavoro venga quasi considerata una cosa normale, un "male necessario" se si vuole continuare ad avere un'occupazione. Nei racconti delle protagoniste traspare tutta la rabbia per l'ingiustizia subita, accanto alla voglia di riappropriarsi di una vita rimasta in sospeso. Ma, se molte di loro vogliono combattere e riprendere il proprio posto nella società, altre devono fare i conti con la rassegnazione o, peggio, lottare contro la depressione. "Chiediamo di vivere la vita, in modo semplice, ma di viverla. Vorremmo tornare a fare il nostro lavoro di operai, siamo disposti a fare tutto il necessario per tornare a lavorare", dice Maria Elena (ex Embraco) con parole che fanno riflettere.
    SALONE TORNO: IL LIBRO SARA PRESENTATO IL 14 OTTOBRE ALLE 18.45.
    Con Edi Lazzi c'è Francesca Re David, (Segretaria Fiom nazionale) e Marta Fana. Modera la giornalista Filomena Greco.
    (ANSA).
   

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