Deabate, Benjamin Button da Torino a Hollywood

Saggio sulle analogie segrete tra Fitzgerald, Oxilia e Gianelli

PATRIZIA DEABATE, IL MISTERIOSO CASO DEL "BENJAMIN BUTTON" DA TORINO A HOLLYWOOD. NINO OXILIA IL FRATELLO SEGRETO DI FRANCIS SCOTT FITZGERALD (Centro Studi Piemontesi, pp.350, 23 Euro). Non è solo "una raccolta ragionata di coincidenze" il saggio "Il misterioso caso del Benjamin Button da Torino a Hollywood", edito dal Centro Studi Piemontesi, come l'autrice Patrizia Deabate lo definisce, ma anche il frutto di un'intelligente intuizione e di un certosino lavoro di ricerca dai risultati sorprendenti. Con la prefazione di Carlo Sburlati, il saggio - nato dalla vincita del Premio Acqui Storia - affronta un tema curioso mescolando qualche elemento popolare a una materia letteraria densa e molto colta: Deabate infatti sostiene che "Il curioso caso di Benjamin Button", racconto scritto nel 1922 dallo statunitense Francis Scott Fitzgerald (1896-1940) - da cui è stato tratto l'omonimo film hollywoodiano con Brad Pitt e Cate Blanchett uscito nel 2008 - in cui il protagonista aveva una vita dall'orologio biologico "al contrario", sia stato ispirato dal breve romanzo "Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino" (1911) di Giulio Gianelli (1879-1914), poeta torinese crepuscolare e dal forte spirito religioso morto giovane di tisi a Roma nel 1914.
    Per capire se Fitzgerald, anche lui cattolico e appassionato di Roma (lo scrittore fu nella città nel 1921, prima di pubblicare quindi il suo racconto), sia stato davvero ispirato da Gianelli per il Benjamin Button, l'autrice ha esaminato in profondità la produzione letteraria dello scrittore americano sulle tracce di analogie e corrispondenze. Nelle ricerche ha fatto poi una nuova scoperta, ossia la "presenza" nascosta ma costante nei lavori di Fitzgerald di Nino Oxilia (1889-1917), altro torinese crepuscolare anche lui trasferitosi a Roma e morto giovane di tisi.
    "Un po' sono stata fortunata, perché mi occupavo già di ricerche su Oxilia e Gianelli e quando poi ho visto il film con Brad Pitt mi sono sentita come quegli investigatori delle serie tv che hanno un'intuizione e seguono un sesto senso: per me è stato così, anche se all'inizio mi prendevano per matta e gli editori storcevano il naso", dice Deabate intervistata dall'ANSA, "mi ci sono voluti anni per pubblicare il libro: l'ho finito nel 2015, dopo due anni di scrittura. Poi l'ho lasciato nel cassetto, e mi sono focalizzata nei successivi quattro anni su saggi dedicati a specifici argomenti che alla fine sono confluiti nel volume". Alla base dei due lavori di Fitzgerald e Gianelli la stessa idea, ossia di un vecchio che ringiovanisce: "inizialmente non sembrano simili, quella di Gianelli è una favola per bambini, il racconto di Fitzgerald è per un pubblico adulto. Entrambi sono cattolici, e usano simbologie religiose, ma nelle due opere ci sono elementi contrapposti", spiega Deabate, "tuttavia il perno centrale è lo stesso. Sia Pipino che Button hanno una vita al contrario, sono buoni, puri d'animo, in contrasto con la società prevaricante e attaccata al denaro. Di certo Fitzgerald non enfatizza la bontà del protagonista come Gianelli, ma anche Button ha un significato morale e religioso.
    Fitzgerald inoltre non voleva copiare la storia, perché ha dichiarato che esisteva già un racconto quasi identico al suo, ma l'ha trasportata nella realtà americana".
    E in questa analisi comparativa dove si inserisce Oxilia? "Per me che ho studiato Oxilia è stata un'emozione scoprirne le tracce mentre leggevo le pagine di Fitzgerald", spiega, "la poesia per Fitzgerald è stata il primo amore. Ma sono certa, ed è una certezza del cuore la mia, che l'americano abbia inserito nei suoi lavori le poesie di Oxilia. Fitzgerald si è ispirato alla poesia di Oxilia per creare belle immagini e gli ha reso omaggio rendendolo alter ego dei protagonisti di tre dei suoi romanzi, Di qua del paradiso, Belli e dannati e Tenera è la notte. Ho cercato di capire se ci fossero fondamenti storici: servono ancora ricerche, io ho indicato delle vie di indagine".
    "La prova schiacciante di ciò che sostengo non c'è, vorrei che fosse il lettore a mettere insieme i pezzi", prosegue l'autrice, "questo libro ovviamente ardisce di rivolgersi agli specialisti, ma ho tentato di portarlo al maggior numero di lettori. Intanto spero di avere un confronto anche con altri studiosi che si dedicano a questi temi e poi vorrei produrre una versione 'semplificata', più adatta al grande pubblico, perché sia Fitzgerald che Oxilia sono emblema di modernità. Entrambi sono stati pop, oltre che elevati: erano belli e famosi, avevano attorno donne affascinanti, amavano il cinema, le loro opere sono state popolari tra i giovani della loro epoca. Fitzgerald ha omaggiato Oxilia in modo occulto, ma al tempo stesso anche riconoscibile a un occhio attento". Proseguirà le ricerche su questi autori? "Spero di sì. Intanto vorrei pubblicare un romanzo storico: si tratta di una trilogia di cui ho pronto il primo volume". (ANSA).
   

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