Fat shame, il corpo come spazio di lotta

Amy Erdman Farrell spiega come resistere al body shaming

(ANSA) - ROMA, 15 OTT - AMY ERDMAN FARRELL, FAT SHAME. LO STIGMA DEL CORPO GRASSO (Edizioni Tlon, pp.368, 16 euro). Il corpo, soprattutto quello femminile, come spazio di lotta, come pretesto per esercitare violenza psicologica e discriminazione, ma anche come strumento per rivendicare la legittimità di opporsi ai canoni comuni di bellezza. Affronta le radici dell'attualissimo e dibattuto fenomeno del body shaming il libro scritto da Amy Erdmann Farrell dal titolo "Fat Shame: lo stigma del corpo grasso", edito da Tlon (in libreria dal 4 novembre).
    Con la prefazione e l'immagine di copertina a cura di Belle di Faccia, progetto femminista e associazione italiana per la Fat Acceptance e la Body Positivity, il volume inizia dall'analisi del peso come elemento fondamentale da cui partire per una riflessione compiuta su un fenomeno che riguarda ogni ceto sociale. In particolare, l'autrice esplora i significati che può assumere l'essere sovrappeso nella cultura occidentale e come si esprime il pregiudizio contro le persone grasse, in modo a volte più brutale e diretto o più sottile e sfuggente, ma sempre con la conseguenza di creare gerarchie sociali, intrecciandosi con la discriminazione razziale, di classe e di genere. Il libro offre un contributo per riflettere ma anche per provare a contrastare questo problema sociale con forme di resistenza possibili, per accettare chi siamo, liberare i nostri corpi e dire no all'idea di un corpo giusto e "civile" a cui solo è riconosciuto un pieno diritto di cittadinanza. (ANSA).
   

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