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Spacey, vivo ogni giorno, non sono andato in una grotta

A Torino, non mi sto riappropriando della vita pubblica, mai lasciata

Già raramente parlava della vita personale, ora con i procedimenti in corso non può sbilanciarsi perché rischierebbe anche di compromettere le azioni legali di difesa, "dunque - spiega - chiedo rispetto". Il manager di Kevin Spacey, che è anche il suo partner a tennis, lo premette nell'incontro con l'attore due volte premio Oscar, la cui carriera all'apice è stata investita nell'autunno 2017 dallo tsunami #MeToo sull'onda del caso Weinstein.
Spacey, che aveva la serie House of Cards in pieno successo, il film di Ridley Scott girato anche a Roma Tutti i soldi del mondo e altri progetti è stato dal giorno alla notte cancellato nei contratti, sostituito nel film, costretto a fare coming out ed è finito sotto processo dopo le accuse, numerose, di molestie omosessuali a cominciare da quella di Anthony Rapp, collega attore all'epoca dei fatti 14enne. Una prima causa, intentata da Rapp, è stata vinta ma appena la settimana scorsa c'è stata l'udienza preliminare, in collegamento da Londra, in cui Spacey si è proclamato "innocente", per ulteriori procedimenti tuttora in corso, ben 12 imputazioni per altre accuse da diversi uomini.
A Torino, non senza polemiche, è da qualche giorno e oggi sarà premiato con la Stella della Mole da Enzo Ghigo, Presidente del Museo Nazionale del Cinema, e da Vittorio Sgarbi, Sottosegretario alla cultura. Una masterclass sold out nell'Aula del Tempio della Mole e l'introduzione stasera al Cinema Massimo di uno dei film di maggior successo, American Beauty, concluderanno il programma.
Selfie in strada, persone che lo avvicinano, Spacey si è goduto la città, incurante forse delle polemiche, ma alla domanda se si sta riprendendo in mano la vita, all'ANSA ha risposto: "i media pensano 'Spacey alla prima uscita in pubblico' ma dovrebbero dire 'io per la prima volta lo vedo in pubblico'. Io non mi sono mai nascosto, non mi sono messo in una grotta, ho sempre vissuto tra la gente, facendo la mia vita, al ristorante, in viaggio, incontrando persone genuine, generose e compassionevoli, le dimostrazioni calorose che ho avuto qui al termine di questa settimana fantastica, l'accoglienza ricevuta non sono una 'prima volta'. Non è questo un nuovo inizio, ma semmai la continuazione di tutta la mia carriera. Ho sempre incontrato - ha proseguito - persone che mi hanno difeso e sostenuto, sin da quando all'inizio della carriera nessuno voleva assumermi ma poi qualcuno non ha creduto in me. Ed è accaduto di nuovo". Spacey si accalora su Franco Nero. "Gli sarò grato per tutta la vita per avermi fatto tornare sul set, per avermi offerto un film quando tutti gli altri avevano paura. Il ruolo avuto nel film non ha importanza, importante è il suo gesto, quello che ha fatto in un momento particolare per la mia vita. Mi ha chiamato e mi ha detto 'indipendentemente da tutto' voglio che tu sia nel film e questo non solo come persona ma come attore ha significato moltissimo", ha detto a proposito della sua partecipazione al secondo film di Nero regista, l'ancora inedito L'uomo che disegnò Dio. "Ci sono altre città oltre Torino? - scherza per ringraziare la città che lo ha accolto, onorato dalla direzione del Museo del cinema - poi Roma e Napoli dove ho fatto Riccardo III con Al Pacino".
Le esperienze della vita cambiano tutti, l'esistenza stessa è cambiamento "ma è anche grande portatrice di opportunità e doni", ha risposto ancora Spacey. "Ad un certo punto bisogna affrontare il silenzio ed è lì che trovi risposte per il futuro. Ci sono momenti della vita in cui forse perchè sei giovane o non abbastanza esperto succedono cose che poi con l'esperienza non rifaresti, ma non so se il mio io più giovane farebbe altre cose rispetto a quelle fatte all'epoca", ha aggiunto ed è sembrato accennare ai suoi casi legali. Certo Kevin Spacey, tra i nomi eccellenti del caso Weinstein, non è lo stesso attore di L.A. Confidential, di Seven, dei Soliti Sospetti, dell'Old Vic Theatre di Londra da lui riportato alla gloria e per cui la Regina Elisabetta lo premiò, del politico cinico di House of Cards, alla storia come prima serie Netflix e primo esempio di mania binge-watching, anche se ha completato nuovi film come Peter Five Eight o Once Upon a Time in Croatia di Jacov Sedlar. A quale ruolo aspira ora? "Non ho mai combattuto per una parte, il cinema è collaborazione, è stare tutti insieme, lottare per fare il lavoro migliore. Aspetto di essere chiamato, ma - ha concluso all'ANSA - anche questa non è una novità".

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