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Villa Verdi, Sangiuliano attiva gli uffici del Mic

"Luogo fondamentale per memoria e identità degli italiani"

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, appena insediato, ha deciso di prendere in mano il dossier riguardante 'Villa Verdi' di Sant'Agata di Villanova d'Arda, nel Piacentino, la residenza nella quale abitò il grande compositore Giuseppe Verdi per circa cinquant'anni, messa all'asta per questioni ereditarie e che dal 30 ottobre ha chiuso i battenti come museo. Sangiuliano ha attivato gli uffici tecnici del ministero per verificare la "delicata situazione" in cui versa il museo di 'Villa Verdi' e i preziosi beni che vi sono contenuti, "che hanno un'importanza fondamentale - ha sottolineato il ministro - per la memoria e l'identità degli italiani e, per questo, devono essere tutelati, salvaguardati e fruibili dal pubblico". Il ministro ha chiesto una relazione al direttore generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio, Luigi La Rocca, alla Soprintendenza locale e ha sentito il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, per verificare lo stato conservativo dei luoghi e tutti gli aspetti amministrativi legati alla natura privata della proprietà del bene. Chi la occupa attualmente e gestisce anche la piccola ma visitatissima struttura museale, cioè Angiolo Carrara Verdi, discendente diretto del Cigno di Busseto, è stato 'sfrattato' per decisione della giustizia civile che ha messo fine ad una battaglia legale, tra fratelli, durata 20 anni. La Corte di Cassazione ha infatti deciso che l'eredità di Alberto Carrara Verdi, scomparso nel 2001, deve essere divisa tra i figli in parti uguali (Maria Mercedes, Ludovica, Angiolo ed Emanuela, quest'ultima deceduta nel 2020). Ma siccome nessuno dei tre è in grado di rilevare le quote dell'altro, la casa-museo è stata messa in vendita. Nei giorni scorsi l'assessore alla Cultura dell'Emilia-Romagna, Mauro Felicori, aveva dichiarato che "Villa Verdi è oggi un grandissimo pericolo che però in futuro potrebbe diventare una grande opportunità". Felicori ha confermato che della questione la Giunta ha avuto contezza da alcuni articoli pubblicati di recente, ma che, al momento "è tutto nelle mani del giudice". Il titolare regionale della Cultura ha ribadito che il pericolo di perdere in toto il bene come patrimonio culturale pubblico "è abbastanza remoto, in quanto vi sono strumenti legislativi e competenze tecniche, rappresentate dalle Sovrintendenze, per scongiurare gli scenari più foschi". A fronte dei diritti di prelazione che dovrebbero essere esercitati dallo Stato proprio in virtù della valenza culturale dell'immobile all'asta (mentre Regione ed enti locali potrebbero nel tempo farsi carico di parte della gestione), Felicori ravvisa nelle condizioni critiche in cui versa la casa il problema principale.

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