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ET, compie 40 anni l’alieno più amato- IL PODCAST

Clamoroso successo al botteghino, il film è la rilettura dell’amico immaginario dell’infanzia aggiornato alla solitudine suburbana dell’America degli anni Ottanta

Un film di fantascienza, un film sull'infanzia, un film sull'amicizia, un film su una famiglia disfunzionale, un film sull'accoglienza, un film sulla solitudine: quarant'anni dopo ET - L'extraterrestre è ancora tutto questo. Ma forse, per definirlo, è sufficiente la dichiarazione del suo autore, valida almeno fino a poco fa (cioè fino all'uscita di The Fabelmans): "Il mio film più personale insieme a Schindler's list.

  L'insonne magia del piccolo, mostruoso e tenero alieno, che si traveste, gioca, rutta dopo aver bevuto Coca Cola e vuole telefonare a casa, è rimasta intatta. E il motivo più profondo lo spiegava forse già la sua frase di lancio e oggi potrebbero illustrarlo gli psicologi: "E' spaventato, è solo. E' lontano anni luce da casa".

  Forse il motivo per cui ET ci appassiona e ci appartiene ancora (oltre alla voce roca, nella realtà di una anziana fumatrice, gli occhioni sovradimensionati da cucciolo, l'istinto di protezione che genera perché incompreso) è la paura, eterna e profonda, di essere abbandonati.

  Anche così potrebbero spiegarsi i record di incassi (un miliardo e 400 milioni di dollari, superato undici anni dopo da un altro film di Spielberg, Jurassic park) e i riconoscimenti come la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e l'inserimento al 24mo posto della classifica dei migliori 100 film Usa da parte dell'American Film Institute.

 Il tutto per quella che di recente Wired ha definito così: "La storia di un bambino solo e triste che nasconde quello che è sostanzialmente un clandestino spaziale".

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