Michele Bravi, ho dato casa e forma a mio dolore

Esce album La Geografia del Buio, "la musica non salva ma aiuta"

   "Per tanti mesi la mia voce è stata in silenzio e questo è un disco che nasce dalla solitudine, la più grande che io abbia mai conosciuto, e dal dolore". Michele Bravi racconta così La geografia del buio, il nuovo album che esce il 29 gennaio (dopo una lunga attesa dovuta ai rinvii per l'emergenza sanitaria), a quattro anni da "Anime di carta" e soprattutto dopo l'incidente del 2018 in cui causò la morte di una donna.
    "Il disco, che è un concept album, è una grande riflessione sul dolore - continua Bravi -. Una storia che racconta non tanto come si esce dal buio, ma come ci si convive, anche perché la musica non salva da niente, anche se aiuta a disegnare i confini del labirinto. Le cose cambiano quando capisci che il dolore non ha senso, è un fatto, una casa che ho imparato ad abitare grazie alla terapia. E questa casa sono diventate 10 canzoni". Il nuovo progetto discografico, anticipato dai singoli "La vita breve dei coriandoli" e "Mantieni il bacio", scritto a 8 anni da Federica Abbate e rivisto insieme a Cheope e Massimo Recalcati, è stato prodotto da Francesco "Katoo" Catitti, che aveva già in precedenza collaborato con Michele. E c'è anche Chiara Galiazzo che "ha fatto un passo indietro e mi ha regalato la sua voce come atmosfera".
    Il disco ruota su due elementi principali, "la mia voce e il pianoforte". Ma in una produzione volutamente "imperfetta", "perché è stato scritto, cantato e arrangiato nel salotto di casa e facendo attenzione si sente in sottofondo il rumore del traffico, il ronzio del frigorifero, lo scricchiolio dello sgabello al piano, sempre sull'orlo della stonatura. Il silenzio riempito dall'immaginario quotidiano che tutti viviamo".
    Ma, sottolinea il giovane cantautore che vinse X Factor nel 2013, La geografia del buio è la storia di tutti, "un racconto attraverso la ferita del mondo. Una perdita di aderenza dal reale e il tuffo in un'oscurità che racchiude in sé la violenza della vita e riscopre nell'amore l'unica salvezza". Perché è anche un disco d'amore, dedicato a chi ha condiviso con lui il dolore degli ultimi anni, "a questo ragazzo che mi ha tenuto per mano e mi ha aspettato".
    In passato Bravi ha sempre rivendicato il diritto di non dover per forza mettere in piazza le proprie scelte "perché siamo tutti uguali, ma ho capito che era un'utopia. Ora ho imparato quanto sia importante la libertà di amare e c'è bisogno di parlare e condividere. Quando ho vissuto il mio dolore ho riscoperto la forza della comunità lgbt. Amare non è un atto privato, ma pubblico, quale che sia la sua forma. Non bisogna esporsi per forza, ma chi ha il coraggio di farlo, lo faccia".
    Nei mesi del buio, ha avuto vicino tanti colleghi, da Fiorello a Maria De Filippi. "E Fedez e Chiara Ferragni, che mi hanno dimostrato un'accoglienza e un'umanità infinita. A tutti loro sarò infinitamente grato". (ANSA).
   

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