Tuvixeddu: Procura indaga sugli 85 milioni da restituire

Per la Cassazione l'impresa deve ridare i soldi alla Regione

L'indagine sui soldi non restituiti alla Regione dalla Nuova iniziative coimpresa per Tuvixeddu è aperta da tre anni, da quando cioè il 9 aprile 2018 la Corte d'Appello di Roma aveva dato ragione all'amministrazione regionale riducendo da quasi 80 milioni di euro a un milione e 205mila euro il risarcimento da pagare al costruttore per i vincoli scattati sull'area della necropoli di Cagliari nella quale sarebbe dovuto nascere un quartiere residenziale realizzato dalla società del gruppo Cualbu.
    Il fascicolo, senza ipotesi di reato e senza indagati, è assegnato alla Procuratrice della Repubblica Maria Alessandra Pelagatti, ora è stato rispolverato - come anticipato da La Nuova Sardegna e confermato all'ANSA - dopo la sentenza della Cassazione che ha stabilito che nessun risarcimento sarebbe dovuto essere concesso dal lodo arbitrale, visto che non era quella la sede eventuale per discuterne bensì il Tar.
    L'indagine era stata aperta perché, nonostante la decisione dell'aprile 2018, la società non restituì alla Regione la gran parte dei 78 milioni incassati a seguito della decisione decida dal lodo arbitrario. Ora, comunicata la decisione della Cassazione, il fascicolo è stato ripreso in mano - con una delega assegnata al sostituto procuratore Nicola Giua Marassi - per capire se vi siano dei reati dietro la mancata restituzione del denaro.
    Pochi giorni fa, la Prima sezione civile della Corte di Cassazione aveva annullato il lodo arbitrale che aveva consentito a Coimpresa di incassare i 78 milioni a titolo di risarcimento per i vicoli imposti dall'allora governatore Renato Soru all'area che ospita la più grande necropoli punico-romanica del Mediterraneo. Un annullamento senza rinvio della sentenza della Corte d'Appello che aveva ridimensionato la cifra destinata al costruttore in un milione e 205 mila euro.
    L'ufficio legale della Regione ha già avviato le procedure per il recupero di 85 milioni di euro, ma nel frattempo anche la Procura di Cagliari ha ripreso in mano l'indagine.

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