Braille prevenzione disturbi ipovedenti

Comunità mondiale Longevità e Ierfop insieme in progetto

(ANSA) - CAGLIARI, 25 GIU - Ierfop e Comunità Mondiale della Longevità si alleano contro la disabilità visiva. Riprende vita nelle aule dell'Istituto Europeo Ricerca Formazione Orientamento Professionale il vecchio braille.
    Read (Recovery and Exploration in Adult Development), progetto pilota, parte da Cagliari e coinvolge un gruppo di anziani che saranno formati per imparare a leggere con il tatto anche in tarda età. Una iniziativa destinata a pensata per proteggere dai disturbi cognitivi dovuti all'ipovisione di chi è avanti in età. Il progetto nasce dalla sinergia tra i ricercatori di Ierfop e Comunità Longevità guidati da Roberto Pili, Simfer Sardegna (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa) e ricercatori dell'Università di Cagliari.
    Da qui un protocollo formativo multidisciplinare con l'obiettivo di promuovere il più possibile l'autonomia di uomini e donne in tutto il ciclo di vita. "Read intende affrontare una delle più frequenti problematiche nella traiettoria involutiva della quarta età: la disabilità visiva, vero e proprio handicap che potrebbe aggravare le perdite di autonomia e operatività con esiti in insicurezza motoria, isolamento, accelerazione del decadimento cognitivo, depressione - spiega Roberto Pili - il progetto, partendo dall'evidenza del mantenimento della sensibilità tattile anche a tarda età, vuole investire e valorizzare questa capacità sensoriale, attraverso un filo formativo, la tecnica di lettura Braille. Attraverso i corsi si ha la possibilità di continuare a leggere, informarsi e prevenire l'impoverimento cognitivo".
    In Italia, sono quasi 400mila i non vedenti e circa 1 milione e mezzo gli ipovedenti. Due persone su cento, dai 15 anni in su, soffrono di gravi limitazioni sul piano visivo, percentuale che sale al 5,4% tra chi ha più di 65 anni e all'8,6% per chi ne ha almeno 75.
    Lo scenario diventa più preoccupante se si sommano le limitazioni visive moderate a quelle gravi: in questo caso il 33,4% a partire dai 65 anni, il 43% dai 75 anni in poi. (ANSA).
   

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