“L’IA di Alexa è qui per restare”

Il country manager Gianmaria Visconti spiega perché, nonostante investimenti in perdita e licenziamenti, l’IA di Amazon sia ancora un asset strategico e “un’innovazione di grande successo”

Redazione ANSA Roma

Di Alessio Jacona*

Nelle ultime settimane l’industria delle aziende Hi Tech, un tempo florido e inarrestabile motore dell’economia statunitense e globale, ha fatto parlare di sé non per l’ultima, mirabolante invenzione o prodotto, ma per un’enorme serie di licenziamenti che ha coinvolto decine di migliaia di persone.

 

Ha licenziato Twitter, dove il neo-proprietario Elon Musk ha debuttato mettendo alla porta 3700 persone sulle 7200 che componevano lo staff globale per tagliare i costi. Poi ci si è messa anche Meta, quando il fondatore e CEO Mark Zuckerberg ha annunciato 11 mila esuberi (il 13% della forza lavoro) a causa della negativa congiuntura economica globale e delle troppe assunzioni fatte negli anni della pandemia.

 

E poi, ancora, è toccato ad Amazon: il gigante del commercio elettronico ha infatti ufficializzato una revisione dell’organizzazione, che secondo il New York Times potrebbe portare fino a 10.000 licenziamenti, con tagli mirati nella divisione Worldwide Digital: quella, per intenderci, che realizza i dispositivi audio Echo, i lettori Kindle e Fire e, soprattutto, l’assistente vocale Alexa. Qui a stupire non è tanto il numero di esuberi, che corrispondono ad appena l’1% dell'immensa forza lavoro di Amazon a livello globale, quanto il fatto che ad essere sul banco degli imputati ci sia anche Alexa. Secondo la rivista americana Business Insider (BI), infatti, proprio quella dell’assistente digitale sarebbe la divisione responsabile delle maggiori perdite. Ma è Davvero così? Lo abbiamo chiesto, insieme a molte altre cose sul presente e sul futuro del digital assistant, a Gianmaria Visconti, Country Manager Alexa Francia, Italia e Spagna.

 

Business Insider ha definito Alexa “a colossal failure”, citando un ex dipendente Amazon. Lei cosa risponde?

«Per Amazon, Alexa rappresenta esattamente il contrario: un’innovazione assoluta di grande successo che in soli 8 anni ha rivoluzionato il modo in cui gli utenti interagiscono con la tecnologia. Basti pensare che, a livello globale, le interazioni sono cresciute di oltre il 30% solo nell’ultimo anno. Se guardiamo al contesto italiano, delle oltre 17 miliardi di interazioni effettuate con Alexa dal 2018 ad oggi, ben 8 miliardi sono avvenute solo nel 2022. Negli gli ultimi 6-12 mesi abbiamo arricchito la nostra lineup di nuovi dispositivi, tra cui Echo Show 15, che gli utenti possono oggi utilizzare anche come TV grazie all’integrazione con Fire TV, o Astro, un robot autonomo che oltre 300.000 consumatori americani vogliono nelle loro case. Abbiamo anche aggiunto importanti miglioramenti nell’ambito della casa Intelligente, fra cui Routine ancora più personalizzate, la possibilità di indicare con la propria voce quando certe azioni si dovranno svolgere, e l’integrazione dello standard Matter sui dispositivi Echo, per una gestione della Casa Intelligente sempre più semplice per tutti».

 

Tuttavia, sempre secondo BI, Alexa avrebbe fatto perdere alla divisione Worldwide Digital tre miliardi di dollari solo nel primo trimestre del 2022…

I numeri che sono stati riportati nelle scorse settimane non forniscono un quadro accurato dell'impatto relativo al business Devices & Services sull’azienda, mancano di contesto e dimostrano un chiaro fraintendimento di come funziona il nostro business. Non condividiamo cifre specifiche

relative al nostro giro d’affari, ma tengo a chiarire che il nostro modello di business non è legato ai soli margini di vendita dei dispositivi. Piuttosto, si concentra sul fornire ai nostri clienti un grande valore e coinvolgerli con i molteplici servizi che offriamo. Sia Andy Jassy, presidente e CEO di Amazon, sia David Limp, vicepresidente senior di dispositivi e servizi, sono stati chiari su questo: l’organizzazione Devices and Services rimane una importante area di investimento per l’azienda, siamo più impegnati che mai su Echo e Alexa e continueremo quindi ad investire in maniera importante per i nostri clienti. Stiamo già creando valore per l’azienda in diversi modi, costruendo competenze in ambito AI e guidando l’adozione di questa tecnologia nella vita quotidiana delle persone».

 

Insomma, sta dicendo che è presto per valutare il ROI di Alexa?

«Sviluppare un paradigma informatico completamente nuovo è complesso, e sappiamo che la storia delle invenzioni non è mai lineare. Amazon ha più volte dimostrato pazienza e costanza nel perseguire investimenti che genereranno rendimenti importanti nel lungo periodo. Alexa è sicuramente uno di questi, così come la sono la costruzione di una rete di logistica e trasporto, o ancora un’infrastruttura tecnologica per il cloud, come Amazon Web Services. Sono questi investimenti importanti, che hanno costruito buona parte del successo di Amazon».

 

E da noi Alexa come va?

«In questi primi 4 anni in Italia, la diffusione di Alexa ha continuato a crescere: secondo l’analisi condotta da GFK insieme a ServicePlan sui Best Brands 2022, Alexa è rientrata nella classifica Best Product dei 10 brand più amati dagli italiani. Una enorme soddisfazione per noi se pensiamo che brand come Mulino Bianco, Nutella e Coca Cola – sul podio della classifica 2022 - sono presenti sulle tavole degli italiani da decenni, mentre noi siamo entrati nelle loro case solo 4 anni fa».

 

E basta a monetizzare?

«In Amazon valutiamo l’utilizzo che le persone fanno di Alexa per capire il tipo di impatto sull’azienda, non il valore di acquisto del singolo device. I dispositivi contribuiscono all’incremento di molte altre attività di Amazon: basti pensare a come Kindle traini le vendite di libri, sia digitali sia fisici, o a Fire TV, che aumenta l’abitudine a seguire i contenuti di Prime Video. Lo stesso accade per Alexa, che ha contribuito a creare un ecosistema di smart home di grande valore, alimentando le vendite di dispositivi per la casa intelligente in tutto il mondo. Inoltre, più del 50% dei clienti a livello globale usano Alexa per interagire con il sito Amazon e scoprire i propri prossimi acquisti. Da questo punto di vista, la crescita di Alexa è un ottimo successo anche di business».

 

Ma ci sono servizi che generano introiti diretti?

«Guardando a Paesi in cui Alexa è presente da più tempo, ci sono anche servizi in abbonamento come ad esempio Alexa Together, che aiuta nell’assistenza dei propri cari più anziani, o di tutti coloro che hanno bisogno di un caregiver. E poi generiamo valore anche per altri business che usano la tecnologia Alexa: succede ad esempio esempio con Alexa Custom Assistant, un servizio utilizzato da aziende come BMW e Disney per creare un proprio assistente; oppure con Alexa Smart Properties, utilizzato in Italia da Kursana per portare i benefici di Alexa agli ospiti di strutture per anziani, e da Accor Hotels per migliorare l’accoglienza dei propri ospiti in alcuni hotel in Francia».

 

Quali sono i punti di forza tecnologici che Alexa ha sviluppato in questi 8 anni di investimenti?

«Al lancio negli Stati Uniti nel 2014, Alexa aveva solo 13 funzioni disponibili, mentre oggi ne vanta centinaia; all’inizio parlava una sola lingua, oggi invece è disponibile in oltre 75 Paesi e in 9 lingue diverse e può anche rilevare più lingue nello stesso momento. Non solo: ora è anche in grado di cambiare voce con una maschile, basta dire “Alexa, cambia la tua voce”. In più, Alexa continua ad evolversi grazie allo sviluppo skill di terze parti, che ora sono di 130mila nel mondo di cui oltre 5mila in Italia, dove peraltro sono state oltre 1,8 miliardi le interazioni tra i dispositivi intelligenti e Alexa nel 2022 nel nostro Paese».

 

L’Italia ha un ruolo nell’evoluzione di Alexa?

«Non avremmo ottenuto questi risultati senza il lavoro svolto dal team italiano: oltre 50 colleghi, tra Language Engineer e Data Scientist, del nostro centro di Ricerca e Sviluppo a Torino, che in questi anni hanno migliorato la comprensione linguistica di Alexa del 70% circa. Oltre a tutti gli altri membri del team Alexa. che ogni giorno lavorano per rendere Alexa l’assistente vocale ideale: cordiale, talentuosa e divertente. E ovviamente non possiamo dimenticare il grande contributo delle aziende con cui collaboriamo e quello degli sviluppatori. Le funzionalità di Alexa in Italia sono infatti frutto dell’impegno di una grande community di sviluppatori, composta oggi da oltre 54.000 membri, che si impegnano ogni giorno per creare nuove Skill dedicate».

 

Le tecnologie sviluppata per Alexa hanno applicazioni anche in altre divisioni business di Amazon?

«Sì, ne hanno, e posso fare un esempio: oggi milioni di aziende nel mondo stanno usando Lex, ovvero un servizio per la creazione di interfacce conversazionali in qualsiasi applicazione tramite voce e testo, oppure Amazon Polly, il servizio di AWS per creare applicazioni ad attivazione vocale. Lex e Polly sono il risultato di tutte le ricerche, i brevetti e tutto il lavoro fatto da Amazon sul riconoscimento del linguaggio naturale».

 

Resta il fatto che Amazon ha ridimensionato la divisione di Alexa. Ora cosa succede?

«Alexa è nata con l’obiettivo di rendere le vite delle persone più semplici, più sicure e, perché no, anche più divertenti e continueremo a lavorare perseguendo questo obiettivo. In Amazon siamo tutti ottimisti sul futuro di Alexa: il progresso compiuto in soli 8 anni dal lancio negli Stati Uniti, e 4 in Italia, è impressionante».

 

Quale futuro vede in generale per questa tecnologia che sembra richiedere ancora molti investimenti?

«Inizia ad essere evidente a tutti che l’intelligenza artificiale sarà la prossima grande rivoluzione nel mondo tecnologico, e uno dei motivi per cui diciamo che Alexa è ancora agli inizi riguarda il fatto che si tratta di uno dei sistemi di intelligenza artificiale più complessi al mondo. All'interno di Alexa infatti, ci sono oggi 30 diversi sistemi di apprendimento automatico, che lavorano in sinergia, e non è stata un'impresa da poco svilupparli e perfezionarli negli ultimi otto anni. E’ nostra intenzione continuare ad investire in scoperte pionieristiche in ambito AI, perché crediamo che Alexa sarà centrale in un futuro in cui l’Intelligenza Artificiale entrerà sempre più nella nostra quotidianità».

 

*Giornalista, esperto di innovazione e curatore dell’Osservatorio Intelligenza Artificiale

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