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Fine vita: Zuppi, inganni impianti che danno diritto alla morte

Fine vita: Zuppi, inganni impianti che danno diritto alla morte

'Sofferenza si affronta cancellando dolore, non spegnendo vita'

BOLOGNA, 12 febbraio 2024, 12:32

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Sul fronte del fine vita e del suicidio assistito arriva un 'no' perentorio a qualsiasi provvedimento in materia da parte del presidente della Cei e Arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi le cui parole, riportate da 'il Resto del Carlino' cadono proprio nei giorni in cui l'Emilia-Romagna ha varato una delibera per consentire ai malati terminali di porre fine alla propria esistenza in 42 giorni. Un provvedimento avversato dall'opposizione in Regione che presenterà una risoluzione per un parere dell'Avvocatura di Stato mentre Forza Italia presenterà un ricorso al Tar.
    "Gli impianti giuridici che stabiliscono il diritto alla morte sono degli inganni e sono di dubbia validità - osserva il porporato senza mai citare la delibera emiliano-romagnola - : la questione non è tanto confessionale quanto laica. L'umanesimo su cui si basa la nostra società ci porta a concludere che esisterà sempre e solo un diritto alla cura".
    A giudizio di Zuppi "la sofferenza la si affronta cancellando il dolore e non spegnendo la vita". E in tutto questo, prosegue, "quello che è decisivo è togliere il dolore e, allo stesso tempo, garantire un livello di cura alto che si occupi della condizione del malato e che eviti due rischi: un'ostinazione irragionevole della terapia come l'accanimento, che spesso produce una inutile sofferenza, oppure la desistenza, vale a dire quel lasciar perdere, che potrebbe essere condizionato dalle convenienze economiche. Questo è inaccettabile" Anche perché, osserva il presidente della Cei, "la malattia non è mai qualcosa di esterno che si impadronisce della nostra vita: questo ce lo fa credere un'idea del benessere che ci propone un modello di cui tutti siamo vittime. La vita trova il suo senso solo se si confronta con la sua fragilità e se si riscopre vulnerabile. Se questo incontro con il proprio limite non c'è, si genera un algoritmo pericoloso che stabilisce i requisiti necessari affinché una vita possa essere vissuta e chi è fuori da questi requisiti diventerebbe uno scarto".
   

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