Kandinskij, il ricercatore dello spirito della pittura

A Rovigo a fine febbraio riflettori sul padre dell'astrattismo

di Luciano Fioramonti ROMA

ROVIGO - Lasciarsi conquistare dal fascino visivo di Vasilij Kandinskij, certo. E avvicinarsi al genio che ha rivoluzionato l' arte del '900 mettendo in gioco altri sensi, guardando una pittura che è anche ''da ascoltare'', influenzata fortemente dalla musica, frutto di un percorso che ha reso il padre dell' arte astratta personaggio enigmatico e complesso. Ha l' ambizione di offrire un racconto a tutto campo del maestro russo accompagnando le tappe del percorso con capolavori imprescindibili la grande mostra che Rovigo gli dedica dal 26 febbraio al 26 giugno a Palazzo Roverella. Per Paolo Bolpagni, che l' ha curata con Evgenia Petrova, è una occasione unica, che in Italia non capitava da tempo immemorabile, di vedere in modo organico e ampio l' intero arco della carriera dell' artista dal 1900 al 1940, dai primi dipinti a Monaco di Baviera al trionfo dell' astrattismo, il ritorno in patria negli anni della Grande Guerra e della Rivoluzione, il trasferimento a Berlino e gli anni di insegnamento al Bauhaus, e infine la Francia. ''Kandinskij è stato un ricercatore sempre insoddisfatto dello spirito della pittura - dice Bolpagni all' ANSA -. La mostra permetterà di scoprire che l' evoluzione della sua arte è meno lineare di quanto la narrazione corrente lasci presupporre''. Un esempio? In piena stagione astratta - nel 1918 - Kandinskij produce una serie di olii su vetro straordinari ''assolutamente figurativi'' che riprendono la grande tradizione iconografica russa. Non è il segno di un ritorno all' indietro ma della ricerca parallela che il pittore continuava a condurre e alla quale è dedicata una intera sala dell' esposizione. ''L' altra scoperta che sarà possibile fare - dice Bolpagni all' ANSA - è legata appunto alla profonda 'russicità' di Kandinskij.
    Noi occidentali tendiamo forse a sottovalutare questo aspetto ma l' essere profondamente legato all' animo, all' immaginario e alla mentalità russa affiora continuamente nella sua produzione ed è una componente davvero molto importante''. Un aspetto sul quale incise fortemente l' incontro con la cultura popolare e le tradizioni contadine nel suo viaggio in Siberia nel 1889, quando aveva 23 anni.
    E poi c' è il peso rilevante della musica a partire dall' incontro con Arnold Schönberg all' inizio degli anni dieci che diventa una costante per tutto il resto della sua vita. E' un tema caro a Bolpagni, che ha analizzato l' influenza della musica sulle arti visive del primo Novecento nella mostra ospitata nei mesi scorsi proprio a Palazzo Roverella.
    ''Kandinskij - spiega - la considera un linguaggio di riferimento con cui confrontare costantemente le proprie ricerche, secondo la sua idea della componente sinestetica del colore…''. Colori che esprimono emozioni e stati d' animo, sensazioni fisiche ed effetti psichici, proprio come avviene con il suono prodotto da uno strumento. ''Attraverso la disposizione dei colori e delle forme - fa notare il curatore - si crea una armonia non solo visiva ma anche acustica. Direi che i suoi dipinti a partire dagli anni dieci si guardano ma si possono contemporaneamente anche ascoltare''. Schönberg era nella piena fase atonale, un momento di libertà assoluta, quando incontrò Kandinskij, immerso nel suo primo periodo astrattista. ''In seguito il musicista recupera attraverso la dodecafonia il senso di una forma diversa e nuova, così come fece il pittore intorno agli anni Venti elaborando una forma aniconica, astrattista, ma più ordinata. Tra loro c' è quindi una assonanza… prima la liberazione dalla tradizione e poi lo stabilire principi ordinatori nuovi sulla base di una nuova sintassi''. Del resto, lo stesso pittore scrisse a Schönberg "nel suo lavoro lei ha realizzato in musica ciò che, benché in forma incerta, io stesso ho tanto intensamente cercato". Una ricerca confermata anche dalla scelta dei titoli 'musicali' - impressioni, improvvisazioni e composizioni - che già dal 1909 comprendevano i gruppi di sue opere in base al loro grado di elaborazione concettuale e formale.
    Sull' origine dell' astrattismo che si fa partire ufficialmente da Kandinskij il dibattito resta aperto. ''Io credo - osserva Bolpagni - che una forma di aniconismo, l' idea consapevole che la pittura non debba riprodurre il visibile ma creare un mondo visivo nuovo nasca come tale nel primo decennio del Novecento. Prima c' erano stati degli esempi che potevano raggiungere le soglie di una astrazione partendo comunque dal dato naturalistico''. Kandinskij, dunque, ha avuto il merito di codificare il linguaggio rivoluzionario della pittura astratta che in Italia, proprio negli anni Dieci, ha avuto in Giacomo Balla il suo primo genio.
    Per sciogliere quello che i curatori definiscono l' enigma Kandinskij, occorre quindi ''porsi in una sintonia spiritualistica e irrazionalistica, avvicinandosi a lui con un sentire che vada al di là della mediazione razionale. Quando nel libro 'Lo spirituale nell' arte' parla di necessità interiore si riferisce a ciò che è nascosto tra le pieghe più profonde del nostro essere che non è possibile concettualizzare e che lui riesce miracolosamente ad esprimere nella sua pittura''. L' arte di Kandinskij, rimarca il curatore, ''non dobbiamo guardarla semplicemente con l' occhio e con il cervello ma cercare di penetrarla con tutte le nostre facoltà sensitive''. (ANSA).
   

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