'Bonelli story', una vita avventurosa

'80 anni a fumetti'; Fino al 30/1 Milano

Redazione ANSA MILANO

(ANSA) - MILANO, 24 NOV - Ottant'anni ininterrotti di storie, avventure, creatività, sogni: Milano celebra, fino al prossimo 30 gennaio, la casa editrice che dei fumetti ha fatto una vera e propria epopea, la Sergio Bonelli Editore, dai cui autori sono nati grandi comics come Tex, Zagor, Dylan Dog, Martyn Mystère, Dampyr e molti altri eroi di carta. Un percorso cronologico, dagli albori fino ai prossimi prodotti, con l'ingresso nell'animazione, è esposto nella mostra ospitata dalla Fabbrica del Vapore, con la partnership del Comune di Milano e di Comicon.
    "Sin dalle origini, il nome Bonelli è stato sinonimo di avventura - si legge nell'esposizione - Tre generazioni di editori hanno trasformato il fumetto da artigianato a Fabbrica dei Sogni. Il capostipite Gianluigi Bonelli, l'erede Sergio con la madre Tea e, oggi, il nipote Davide, insieme a centinaia di collaboratori, hanno portato in edicola, in fumetteria e in libreria oltre duecento testate".
    Una "straordinaria produzione" alla cui base non poteva che esserci una straordinaria vita: quella del fondatore, Gianluigi Bonelli, talmente affine, caratterialmente, al suo 'Tex Willler' da immedesimarcisi quasi completamente, come ricorda Gianni Bono in 'Tex sono io', la biografia narrata del mitico fondatore della società: "Non capitava spesso e non succedeva con tutti ma, a volte, Gianluigi Bonelli raccontava di sé. Di come Tex, il suo figlio letterario prediletto, avesse finito per somigliargli. O viceversa". Prova ne sono quell'Audace, primo personaggio di Casa Bonelli, uscito nel gennaio del 194, pugile dal grande cuore, guarda caso come il fondatore, appassionato boxeur, con una giovinezza intrisa di scorribande e mille mestieri. Le sue prime opere poggiavano sulle grandi storie di Dumas, London, Salgari, e per la sua creatura più famosa, Bonelli ha avuto come modello di riferimento il cinema western statunitense ma senza mai cadere in quella distorsiva demonizzazione dei nativi tipica della propaganda hollywoodiana.
    (ANSA).
   

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