La rivoluzione culturale Usa del fotogiornalismo

Modern Look mostra al Jewish Museum su cambiamenti anni '30-'50

di Gina Di Meo NEW YORK

NEW YORK -  Il potere delle immagini e la rivoluzione nella cultura visuale attraverso la fotografia e il fotogiornalismo. 'Modern Look: Photography and the American Magazine', al Jewish Museum di New York dal 3 aprile all'undici luglio 2021, esplora come la fotografia, il graphic design e i magazine più popolari contribuirono a cambiare la percezione della rappresentazione negli Stati Uniti dagli anni '30 agli anni '50. Sono gli anni del boom di riviste come Life, Look, Fortune, Harper's Bazaar o Vogue, all'avanguardia per l'epoca nel capire che il potere della fotografia come nuovo linguaggio e che presto avrebbe sostituito la parola scritta come mezzo per alimentare l'immaginazione. Al motto una foto (o un'immagine) vale più di mille parole, Modern Look presenta oltre 150 opere tra cui foto d'epoca, layout di libri d'arte, copertine di riviste che hanno lasciato il segno all'epoca ma ancora oggi sono parte della memoria collettiva. Molti degli autori di quegli scatti erano ebrei immigrati negli Stati Uniti dell'Europa. Tra questi Erwin Blumenfeld, uno dei fotografi di moda più noti, e la firma dietro storiche copertine di Vogue, Harper's Bazaar, Cosmopolitan. La mostra è divisa in cinque sezioni, 'Art as Design, Design as Art', 'Fashion as Desire', 'The Contested Page', 'Reimagining Industry' e 'Graphic Effect' con lavori, tra gli altri, di Richard Avedon, Lillian Bassman, Lester Beall, Margaret Bourke-White, Louis Faurer, Robert Frank, William Klein, Herbert Matter, Lisette Model, Gordon Parks. Nell'America del Dopoguerra, inoltre, le riviste cominciarono a mettere da parte obiettivi puramente estetici e cominciarono a toccare questioni ad esempio razziali, di classe e sociali. La sezione The Contested Page (la pagina contestata) esplora proprio questo tema con opere, ad esempio, di Gordon Parks, il primo fotografo afro-americano ingaggiato da Vogue. Modern Look è stata organizzata da Mason Klein, curatrice del The Jewish Museum in collaborazione con Leslie Gill, Ines Yupanqui, Yeliz Secerli e Clint Ross Coller.

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