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Italiani Parigi e Macchiaioli in mostra

Italiani Parigi e Macchiaioli in mostra

A Fondazione Matteucci le collezioni Borgiotti e Piceni

VIAREGGIO (LUCCA), 21 maggio 2016, 15:34

Redazione ANSA

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  VIAREGGIO (LUCCA) - Un racconto per dipinti di una 'singolar tenzone', mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due intellettuali e grandi esperti d'arte nella Milano di via Manzoni all'indomani del II guerra mondiale, Enrico Piceni (1901-1986) e Mario Borgiotti (1906-1977). E' 'Il tempo di Signorini e De Nittis. L'Ottocento aperto al mondo nelle collezioni Borgiotti e Piceni', mostra dal 2 luglio al 26 febbraio alla Fondazione Matteucci per l'arte moderna a Viareggio, che mette a confronto due passioni, quella di Piceni per gli 'Italiani di Parigi' e quella di Borgiotti per i macchiaioli. Tutto attraverso dipinti di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini affiancati a opere di Signorini, Lega e degli altri protagonisti della Macchia, molte delle quali rimaste 'private' da decenni, invisibili e non concesse a nessuna mostra e museo. Accanto alle opere delle due collezioni un ristretto nucleo di altre opere di confronto, scelte sempre tra i vertici dell'Ecole Italienne e dei Macchiaioli.
    Piceni e Borgiotti avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo. Il primo, Piceni, si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Bronte, amico di Montale e di Vergani. E soprattutto appassionato estimatore degli 'Italiani di Parigi', ovvero De Nittis, Zandomeneghi e Boldini. Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi 'formato' alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista. Ma sopratutto innamorato dei 'suoi' macchiaioli.
    La mostra è un progetto di Giuliano Matteucci che, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio, è riuscito a proporre, insieme, le collezioni personali dei due protagonisti, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda tutt'ora nella disponibilità della famiglia Borgiotti.
   

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