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L'odore dell'aldilà, in un balsamo dell'antico Egitto - PODCAST

L'odore dell'aldilà, in un balsamo dell'antico Egitto - PODCAST

Era utilizzato per le mummie, sapeva di vaniglia e resina

01 settembre 2023, 16:30

Enrica Battifoglia

ANSACheck

Particolare di uno dei vasi canopi analizzati nella ricerca (fonte: Museum August Kestner, Hannover; foto di Christian Tepper, fotografo del museo) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Particolare di uno dei vasi canopi analizzati nella ricerca (fonte: Museum August Kestner, Hannover; foto di Christian Tepper, fotografo del museo) - RIPRODUZIONE RISERVATA
Particolare di uno dei vasi canopi analizzati nella ricerca (fonte: Museum August Kestner, Hannover; foto di Christian Tepper, fotografo del museo) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Vaniglia e resina: il profumo di queste sostanze è quanto di più simile all'odore di alcuni balsami utilizzati dagli antichi Egizi per la mummificazione e la conservazione degli organi dei defunti. E' una sorta di 'profumo dell'aldilà', quello ricostruito grazie alla collaborazione di archeologi e biochimici che, grazie alle nuove tecniche di indagine, hanno scoperto una miniera di informazioni, non solto sulla tecnica per conservare corpi e organi, ma sull'organizzazione sociale e culturale.

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Pubblicata sulla rivista Scientific Reports dal gruppo guidato da Barbara Huber e Nicole Boivin, entrambi dell'Istituto tedesco Max Planck per la Geoantropologia, la ricerca è stata condotta su sei campioni di balsamo prelevati da due vasi canopi in cui erano conservati i polmoni e il fegato di una nobidonna chiamata Senetnay, vissuta intorno al 1450 avanti Cristo e balia del faraone Amenhotep II. I suoi resti erano stati recuperati in scavi fatti nella Valle dei Re intorno al 1900. I ricercatori prevedono di presentare il "profumo dell'eternità" in Danimarca, in una mostra organizzata al Museo Moesgaard sulla storia umana.

All'epoca quei vasi erano "apparentemente vuoti", scrivono gli autori della ricerca, ma "la nostra analisi rivela che è possibile ottenere molte informazioni sullo status sociale, l'abilità tecnologica e il commercio". A fare la differenza sono tecniche di analisi come la a gascromatografia che permette di separare i diversi componenti di una miscela, la spettrometria di massa che permette di identificarli, e la cromatografia liquida per scoprire eventuali affinità.

Nonostante i loro 3.500 anni e i tanti trasferimenti da un museo all'altro avvenuti nell'ultimo secolo, i vasi canopi hanno conservato resti del loro contenuto sufficienti a ricostruire la ricetta, davvero complessa, dei balsami preparati per conservare gli organi. "Oli e grassi, con cera d'api e bitume, sembrano costituire la base dei balsami individuati in entrambi i vasi, e la nostra analisi dimostra che queste sostanze erano mescolate con resine di conifere, specificatamente delle Pinaceae", si legge nell'articolo. Questa base veniva poi arricchita con altri ingredienti, diversi nei due vasi, forse specifici per conservare organi diversi. Fra questi, "altri prodotti vegetali non identificati contenenti acido benzoico e cumarina". Il primo si trova nelle resine profumate e nelle gomme ottenute da diversi tipi di alberi e arbusti, mentre la cumarina ha un profumo simile alla vaniglia e si trova in molte piante. Solo nel vaso in cui erano conservati i polmoni è stato trovato un composto tipico della resina del larice e un'altra resina profumata ottenuta da alberi della famiglia degli anacardi.

Sebbene "la differenza nella composizione chimica dei balsami potrebbe suggerire che questi erano specifici per ciascun organo e sottolineano l'importanza di ulteriori ricerche sui vasi canopi", i ricercatori non escludono che oggi la composizione appaia diversa perché alcuni ingredienti si siano degradati nel tempo in modo diverso. In ogni caso, è chiaro che la complessità delle ricette utilizzate era degna di una persona di alto lignaggio, come Senetnay.

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