Tumore ovaio,5300 casi l'anno,80%diagnosi in stadio avanzato

Da Fondazione Aiom "Identikit rischio" per prevenire e curare

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 05 DIC - Età da post-menopausa (50 e 69 anni), storia personale o familiarità per tumore del seno o dell'ovaio, niente figli, inizio precoce e fine tardiva del ciclo mestruale, assunzione di terapia ormonale sostitutiva, mutazione certa per i geni BRCA1 e 2. In presenza di questo "identikit", meglio tenere alta la guardia su dolori addominali subdoli che non passano con fermenti lattici o che assomigliano a attacchi 'presunti' di colite. Sintomi, diagnosi, terapie e test genetico del tumore dell'ovaio sono al centro del quarto Quaderno della Fondazione Aiom sul tumore dell'ovaio, la cui presentazione è prevista il 7 dicembre su Fondazione Aiom Tv.
    Conoscere l'identikit del tumore dell'oavio è importante ai fini della diagnosi precoce: in presenza dei segnali è bene parlarne con il medico per non arrivare tardi a scoprire questo tumore silenzioso, diagnosticato nell'80% dei casi in uno stadio avanzato, che rende più difficile la cura. In questi anni si sono aperti nuovi scenari, soprattutto sul controllo dell'evoluzione della malattia, grazie all'introduzione di farmaci a bersaglio molecolare (PARP-inibitori) contro i geni BRCA1 e 2 che, adottati come terapia di mantenimento dopo la chirurgia e la chemioterapia (anche di prima linea), aiutano a 'bloccare' il possibile sviluppo di recidive.
    Per Stefania Gori, presidente della Fondazione Aiom, il tumore dell'ovaio è "la settima neoplasia più frequente nella popolazione femminile e la quarta causa di morte in donne tra 50 e 69 anni, con un'incidenza di circa 5.300 nuove diagnosi l'anno, fra le più alte in Europa. È subdolo, con sintomi aspecifici come dolori addominali o difficoltà digestive. Con due implicazioni: l'inadeguatezza del trattamento inziale e il ritardo diagnostico nell'80% dei casi". Per Gori "una semplice ecografia può fare la differenza sulla prognosi e l'opportunità di cura. Fondamentare è l'informazione, per consentire a ogni donna maggiori chance di curabilità".
    Per l'autrice del Quaderno Domenica Lo Russo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, diffonde conoscenza su quesya forma di tumore è importante: "una donna consapevole reagisce meglio a cure e terapie, aiutando anche il medico a definire un programma ancora più mirato". (ANSA).
   

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