Covid: da ricerca Ferrara luce su meccanismi malattia

Studi su coagulazione, infiammazione e risposta immunologica

Redazione ANSA BOLOGNA

(ANSA) - BOLOGNA, 02 APR - Attivazione piastrinica e coagulativa, infiammazione e risposta immunologica: sono tre meccanismi che hanno un ruolo fondamentale nel definire il decorso della sindrome Covid-19 causata dal coronavirus sui quali hanno fatto luce ricercatori dell'Università di Ferrara in quattro studi in collaborazione con l'Aou locale.
    I risultati sono il frutto del lavoro dei gruppi di ricerca dell'unità di Malattie dell'apparato respiratorio dedicata al Covid-19, della Terapia intensiva dedicata al Covid-19 e della Cardiologia dell'Ospedale ferrarese di Cona. Le ricercatrici e i ricercatori hanno confrontato due gruppi di pazienti ricoverati per insufficienza respiratoria: un gruppo ospedalizzato durante la prima ondata della pandemia e un altro con insufficienza respiratoria non legata a Covid-19.
    Le analisi identificano tre meccanismi chiave nel decorso Covid-19. Il primo riguarda le molecole che partecipano ai processi di coagulazione del sangue. "Avendo raccolto informazioni in tempi diversi, abbiamo capito che il meccanismo dell'aggregazione piastrinica gioca un ruolo importante soprattutto nella prima fase di aggravamento della malattia. Ciò suggerisce che un intervento farmacologico precoce e mirato potrebbe essere più efficace rispetto a un intervento tardivo", spiega Gianluca Campo, ordinario di cardiologia.
    Convalidate anche le evidenze sull'attivazione delle molecole dell'infiammazione nei meccanismi biologici alla base della patologia. "Molti dei fattori pro-infiammatori coinvolti nella malattia - afferma Savino Spadaro, professore in anestesia e rianimazione - possono essere bloccati da farmaci antinfiammatori, come il cortisone. Di nuovo, quindi, l'indicazione clinica potrebbe essere di intervenire precocemente".
    Il terzo aspetto valutato riguarda i meccanismi immunologici di difesa contro le infezioni virali. In particolare, il ruolo dell'interferone. Lo studio, spiega Marco Contoli, Professore associato in malattie dell'apparato respiratorio, "dimostra che una maggiore produzione di interferone è associata al miglioramento della malattia e sopravvivenza durante il periodo di osservazione". (ANSA).
   

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