Enzo Ferrari, ricordi e aneddoti a Fondazione Dino Zoli di Forlì

Evento per ammirare la F1 di Schumacher e la gabardina del Drake

Redazione ANSA ROMA

Davvero unica la giornata che la Fondazione Dino Zoli - che da anni si occupa per l'omonimo gruppo industriale di arte e cultura - ha organizzato nella sede di Forlì per rivivere con oltre 200 ospiti appassionati il mito di Enzo Ferrari.
    Esperti come il costruttore Giancarlo Minardi, l'ingegnere Luigi Mazzola e i giornalisti Pino Allievi e Leo Turrini hanno aperto e ripercorso il libro dei ricordi sul 'Drake' con curiosità, aneddoti, retroscena, conditi da tanta emozione.
    A fare da cornice all'evento due rarità assolute, come la monoposto Ferrari F1 con cui Michael Schumacher vinse il campionato del mondo 2001 e l'impermeabile in gabardine che era la 'divisa' di Enzo Ferrari a Maranello e nelle poche uscite sulle piste.
    "La mia passione per Ferrari - ha ricordato in apertura il padrone di casa Dino Zoli - nasce da bambino come per il 99,9% degli italiani. Da adulto, ho avuto la possibilità di acquistare una Ferrari stradale e da lì ho imparato a conoscere più da vicino questo fantastico mondo, finché alcune fortunate concause mi hanno permesso di comprare la Ferrari F1 2001 con cui Michael Schumacher vinse il campionato del mondo in quell'anno".
    "Incontrai infatti il conte Antonini - racconta - che aveva a Modena un'agenzia che vendeva vetture da corsa e in quell'occasione mi disse che la Ferrari stava creando un progetto F1 Clienti per permettere a privati proprietari di monoposto del Cavallino Rampante di partecipare ad eventi internazionali sui circuiti più prestigiosi del Mondo. Colsi quell'occasione, ed ecco oggi qui esposta questa straordinaria vettura".
    Ma è ancora più emozionante la storia della 'gabardina' del Drake datata 1947. Racconta Dino Zoli: "Ero ai Minardi Day con mia figlia e venimmo a conoscenza di un'asta di oggetti del mondo delle corse. Appena vidi esposta la gabardina che era solito usare Enzo Ferrari, me ne innamorai. Tra tutti i partecipanti all'asta, rimanemmo in due, io e un americano, ma pensai che quel cimelio doveva assolutamente rimanere in Italia e così è stato".
    La gabardina è oggi esposta alla Fondazione Dino Zoli, e a salutarla, tra gli ospiti dell'evento anche Federico Canovi, l'ex proprietario, il quale commosso ha ricordato: "Questo indumento è una memoria non solo di Enzo Ferrari, per cui lavorai per diversi anni, ma soprattutto di mio nonno. Una governante di casa Ferrari, infatti, la regalò insieme ad altri indumenti a mia nonna per suo marito e dopo che mio nonno venne a mancare arrivò a me. L'ho conservata gelosamente per tanti anni, ma era tempo che tutti la potessero vedere e sono contento che sia rimasta in Italia".
    Per Leo Turrini e Pino Allievi, la frequentazione con Enzo Ferrari è prima di tutto legata ai circuiti e alle corse.
    Entrambi hanno tracciato il profilo di "un carattere forte, un uomo consapevole del suo valore. E che - ricorda Turrini - ha reso questo Paese più bello e più grande. 'Fai disegnare una macchina a un bambino e la farà rossa' diceva. Ferrari è diventato l'uomo che sognava di essere quando era bambino".
    Leo Turrini ha ripercorso anche il legame del Drake con la Romagna, grazie alla mamma Adalgisa e l'incontro con il padre benedettino Clerici, il quale, dopo la strage alla Mille Miglia del 1956 (della quale venne considerato responsabile lo stesso Ferraro) lo convinse ad andare avanti con l'azienda.
    Pino Allievi, uno dei giornalisti più stimati dall'Ingegner Ferrari, ha ricordato invece i primi incontri sui circuiti, quando non ancora giornalista accompagnava il telecronista Rai Mario Poltronieri. "Enzo Ferrari mi chiese chi fossi e si ricordò di un Allievi che lavorò per due anni a Maranello come amministrativo. Da lì nacque un rapporto di frequentazione che mi porta oggi ad avere più di 39 ore di registrazioni di interviste con lui. Era un grande giocoliere della vita.
    Adorabile, odioso e giocoso al tempo stesso". 
   

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