Società & Diritti

La parola donna, dalla Treccani via i termini offensivi come cagna

Lettera aperta e mobilitazioni, l'Enciclopedia italiana cambia

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  • Redazione ANSA
  • 15 maggio 2021
  • 09:54

Le parole sono importanti. Si dice da sempre ma se nel vocabolario on line della Treccani alla voce donne si trovano sinonimi o declinazioni come "puttana", "cagna", "zoccola", "bagascia", e varie espressioni tra cui "serva" per fare degli esempi, forse c'è un problema. Da ora chi cercherà sul vocabolario online della Treccani la voce 'donna' non troverà più tra i sinonimi quelle parole offensive quali 'cagna'. No non è la trama di un film distopico, ma la realtà italiana. Informa della notizia un articolo di Repubblica che dà un altro dettaglio importante: il cambiamento dell'Enciclopedia italiana è stato sollecitato da un dibattito tra un gruppo di attiviste e la direttrice stessa del vocabolario Treccani ospitato sulle pagine dello stesso quotidiano". Così ha commentato la deputata Rossella Muroni, capogruppo alla Camera di FacciamoECO - Federazione dei verdi. "Possiamo plaudire alla prima volta di una donna alla guida del Cnr o alla guida dei servizi segreti, fare sinceri auguri di buon lavoro alla Carrozza e alla Belloni, ma è evidente che è ancora lunga la strada per raggiungere la parità di genere nel nostro Paese e che questa sfida passa dall'educazione e da un cambiamento culturale". 
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La Repubblica aveva pubblicato una lettera indirizzata all'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani per chiedere di eliminare i riferimenti sessisti che compaiono nel sinonimo della parola "donna" della versione online del vocabolario. Firmata da cento persone, tra le quali Laura Boldrini, Michela Murgia, Imma Battaglia, Alessandra Kustermann, Elly Schlein, assessora regionale, e anche la vice direttrice generale Banca d'Italia Alessandra Perrazzelli, più un gruppo di attiviste guidate da Maria Beatrice Giovanardi, l'italiana che ha ottenuto che l'Oxford Dictionary modificasse in chiave non sessista la definizione di "woman" grazie ai risultati della petizione “Change Oxford Dictionary’s Sexist Definition of ‘Woman'" lanciata nel giugno del 2019 che ha raccolto 35.000 firme.

"Brilla per assenza - si leggeva nella lettera riportata da Repubblica - qualunque espressione positiva che raffiguri la donna in modo altrettanto completo e aderente alla realtà, come per la definizione di uomo: donna d'affari, donna in carriera, etc… Inoltre l'assenza sotto la voce "uomo" di parole quali "uomo violento", "uomo poco serio", "orco", "ometto", "omaccio", "omuccio", "gigolò" rischia di apparire come un'incongruenza, se non addirittura una discriminazione, a fronte del "dovere di registrare" e descrivere il "patrimonio lessicale italiano" che la Treccani rivendica nel giustificare le sue scelte. I vocabolari, i dizionari dei sinonimi e contrari, le enciclopedie sono strumenti educativi di riferimento e la Treccani.it, in quanto tale, è consultata nelle scuole, nelle biblioteche e nelle case di tutti noi. Ed è anche una fonte linguistica italiana tra le più visibili. Chiediamo cortesemente pertanto all'Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. che: in prima battuta elimini i vocaboli espressamente ingiuriosi riferiti alla donna, limitandosi a lasciarli sotto la lettera iniziale di riferimento; inserisca espressioni che rappresentino, in modo completo e aderente alla realtà di oggi, il ruolo delle donne nella società. Ciò non porrà fine al sessismo quotidiano, ma potrebbe contribuire a una corretta descrizione e visione della donna e del suo ruolo nella società di oggi".
Cecilia Robustelli, la linguista italiana più presente nel dibattito teorico e nell’attività di supporto alla pubblica amministrazione nella creazione di linee guida per un uso non sessita della lingua ha osservato: «L’italiano attuale testimonia molti tentativi di eliminare tutti quegli usi della lingua che possono dare della donna un’immagine negativa, come provano i numerosi convegni e corsi di formazione finalizzati a richiamare i parlanti a una maggiore consapevolezza del potere simbolico del linguaggio. La situazione è in movimento, ma il piatto della bilancia che la tradizione aveva appesantito di usi linguistici sessisti si va lentamente alleggerendo».
La Treccani ha cambiato in un certo senso opinione: in un approfondito articolo sul sito Treccani aveva osservato, in risposta alla lettera di Maria Beatrice Givoanardi: "Il dizionario assume di rappresentare il patrimonio lessicale nelle sue difformi componenti. Io, lettore, troverò la seria definizione di ciò che il singolo elemento lessicale significa e indicazioni utili per capirne le caratteristiche d’uso. Il dizionario non seleziona il lessico in base a giudizi o pregiudizi morali. Come è da rigettare l’idea di uno Stato etico, così è da rifiutare quella di un “dizionario etico”. Se la società e la cultura esprimono negatività attraverso le parole, un dizionario non può rifiutarsi di documentarle...Il dizionario ci fa sapere qual è la realtà del nostro lessico. Noi, come parlanti, persone civili, cittadini, donne e uomini, forti di tale conoscenza, ci adopereremo per usarlo (o non usarlo) nei più corretti e civili dei modi, se ne saremo capaci. Il male non sta nel prendere atto che essa esiste, ma nella eventuale decisione di usarla.... Cogliamo senz’altro la sollecitazione critica nel senso di rivedere con attenzione quanto abbiamo fatto finora e di mettere con più chiarezza in rilievo la presa di distanza dalle parole che pure, per dovere, come abbiamo cercato di chiarire, è nostro compito registrare. Starà poi alla coscienza personale di ciascuno valutare se esistano contesti e situazioni in cui, nell’attuale società, adoperare certe parole sia una dimostrazione di intelligenza e di civiltà.».

"Sono molto contenta, è un risultato molto importante culturalmente". Così Monia Monni, assessora all'ambiente della Regione Toscana, che poco più di due mesi fa aveva firmato la lettera aperta con cui si chiedeva di rimuovere la parola 'cagna' e non solo fra i sinonimi della parola 'donna' sul vocabolario online della Treccani.
"Ho aderito volentieri all'appello - spiega Monni - per storia personale e per convinzione, e sono contenta che si cominci a smuovere qualcosa anche nella Treccani: era sconvolgente che nell'enciclopedia con la 'e' maiuscola ci fosse una definizione così offensiva". Un risultato che, per l'assessora toscana, "non cambia da subito la vita delle donne, ma i cambiamenti partono sempre dalla mentalità, e speriamo che questo Paese progredisca verso una cultura più rispettosa e paritaria".

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