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Il padre del pizzaiolo ucciso a Napoli, 'chiediamo giustizia'

Il padre del pizzaiolo ucciso a Napoli, 'chiediamo giustizia'

Al via il processo sull'omicidio di Francesco Pio Maimone

NAPOLI, 27 febbraio 2024, 19:34

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"Chiediamo giustizia per nostro figlio, non vendetta". Lo ha detto Antonio Maimone, padre di Francesco Pio Maimone, l'aspirante pizzaiolo 18enne assassinato senza motivo, la notte tra il 19 e il 20 marzo scorsi, sul lungomare di Napoli, mentre era con gli amici.
    Il padre di Francesco Pio sta prendendo parte, insieme con il suo avvocato Sergio Pisani, alla prima udienza, nell'aula 115 del Nuovo Palazzo di Giustizia, del processo davanti alla Corte di Assise partenopea che vede imputati Francesco Pio Valda, il 20enne ritenuto legato ad ambienti camorristici accusato dell'omicidio e un gruppo di parenti (tra cui la sorella e la nonna) e di amici che l'avrebbero aiutato a sottrarsi alle sue responsabilità.
    "Per noi questo è un giorno di grande dolore - dice ancora Antonio Maimone - dal giorno della tragedia per noi c'è pace.
    Siamo distrutti e addolorati ma ci affidiamo alla giustizia".

Avvocato famiglia pizzaiolo ucciso, "negare i riti alternativi" 

 "Condivido la direzione intrapresa finora, che punta a punire chi si rende autore di determinati delitti senza la possibilità di avvalersi di riti alternativi". Lo ha detto l'avvocato Sergio Pisani al termine della prima udienza del processo sull'omicidio di Francesco Pio Maimone, l'aspirante pizzaiolo 18enne assassinato senza motivo, la notte tra il 19 e il 20 marzo scorsi, sul lungomare di Napoli, mentre era con alcuni amici. Oggi davanti alla prima sezione della Corte di Appello di Napoli (presidente Annunziata) si sono costituiti parte civile il Comune di Napoli, la fondazione Polis e la famiglia del giovane assassinato. Il collegio difensivo dei sette imputati (per l'ottavo si sta procedendo in abbreviato) ha sollevato una eccezione preliminare riguardante la mancata risposta da parte dell'autorità giudiziaria relativamente alle richieste di un processo con il rito alternativo. "Ho apprezzato molto - ha detto ancora Pisani - le parole pronunciate dal pubblico ministero in udienza (oggi per la Procura era presente la coordinatrice della DDA Rosa Volpe) che ha volto sottolineare l'assoluta estraneità delle vittima dai fatti che vengono contestati agli imputati e dall'ambiente in cui sonio maturati". Secondo la Squadra Mobile e la Procura di Napoli, la notte del 20 marzo 2023, a sparare, più volte fu Francesco Pio Valda, 20 anni, per futili motivi, una lite tra gruppi di giovani ritenuti vicini alla camorra scoppiata solo per un pestone su un paio di scarpe griffate. Tra gli imputati ci sono stretti familiari di Valda, tra cui la sorella e la nonna, e amici. Lo scorso dicembre a Pio Valda e' stato contestato anche un altro reato - "accesso indebito a dispositivi idonei dalla comunicazione" - per avere pubblicato su Tik-Tok un video mentre era in cella con altri due detenuti. Sullo stesso social sta girando anche un altro video che ritrae la sorella di Francesco Pio Valda, attualmente ai arresti domiciliari. 

Pizzaiolo ucciso: Borrelli, su Tik-Tok video che sfida Stato 

 "Una palese sfida allo Stato, una provocazione per la famiglia della vittima e la coscienza che torneranno liberi e potranno continuare a delinquere". Così, in una nota, il deputato dell'Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli commenta il post su Tik-Tok pubblicato dalla sorella di Francesco Pio Valda, il giovane ritenuto l'assassino di Francesco Pio Maimone, il 18enne ucciso senza ragione agli chalet di Mergellina, a Napoli, lo scorso marzo. La sorella di Valda è imputata nello stesso processo del fratelli, per l'accusa di favoreggiamento: "Giuseppina, che è ai domiciliari, - dice Borrelli - c'era oggi in udienza e indossava gli stessi abiti che si possono notare nei video con cui inneggiano al 'rispetto' per la camorra". "Sono disgustato - afferma il deputato - far crescere i figli nelle famiglie criminali ha creato dei mostri probabilmente irrecuperabili. Per fermare questa deriva che esalta all'ennesima potenza un sistema di vita criminale, bisogna evitare che le famiglie dei clan possano crescere senza alcun controllo i loro figli inculcando in loro i disvalori della criminalità e dalla violenza", conclude Borrelli.
   
   

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