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Beethoven e Schubert per il concerto di Alexander Lonquich

Beethoven e Schubert per il concerto di Alexander Lonquich

Pianista tedesco domani al Sannazaro di Napoli per la Scarlatti

NAPOLI, 21 febbraio 2024, 11:18

Redazione ANSA

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Il pianista Alexander Lonquich è il protagonista, domani, 22 febbraio, nel Teatro Sannazaro di Napoli, del nuovo concerto proposto dall'Associazione Alessandro Scarlatti; un appuntamento di rilievo nella stagione musicale dell'ente che, per questa serata, accoglie il musicista tedesco nell'esecuzione delle "Variazioni in do maggiore su un valzer di Diabelli op. 120" di Ludwig van Beethoven e la "Sonata in si bemolle maggiore D. 960"di Franz Schubert. "Due opere di grande interesse - sottolinea Tommaso Rossi, direttore artistico della Scarlatti - che accomunano in un'unica sequenza l'ultimo Beethoven e l'ultimo Schubert. Opere che, seppur scritte nello stesso periodo, rappresentano forse la punta di maggiore discontinuità tra la produzione musicale di questi due geniali compositori". E' noto che Schubert non incontrerà mai Beethoven pur vivendo e lavorando per oltre un decennio, tra il 1816 ed il 1827, entrambi a Vienna. "Diversi gli ambiti, le frequentazioni, l'età (27 anni di differenza tra i due), il carattere diametralmente opposto - aggiunge Tommaso Rossi - ciò nonostante, all'atto pratico, i riferimenti e gli omaggi alla musa beethoveniana depositati nella musica di Schubert sono inequivocabili e, almeno in una circostanza, i nomi dei due grandi Maestri possono essere contemporaneamente accostati".
    Questo accade proprio in relazione alle "variazioni" su un valzer che il musicista-editore Anton Diabelli propose, nel 1819, a tutti i compositori austriaci in attività: oltre a Beethoven - che gli presentò la sua "monumentale" opera - fra le tante partiture prodotte (di autori come Czerny, Hummel, Kalkbrenner, Moscheles, fino ad un giovanissimo Liszt) c'è anche una "variazione" firmata da Schubert. Le "Variazioni Diabelli op. 120" di Beethoven sono considerate, per dimensione ed importanza, l'ultima grande sperimentazione del compositore di Bonn. Allo stesso modo, la "Sonata in si bemolle maggiore D.
    960" di Schubert, con cui Lonquich conclude il concerto di Napoli, è ritenuta un vero e proprio compendio dello stile pianistico di questo grande autore viennese.
   

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