'Ndrangheta: beni per un mln sequestrati a ristoratore

E' il genero del boss Domenico Vadalà. Operazione della Gdf

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 06 AGO - Beni per un milione di euro circa sono stati sequestrati dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria a Leonardo Dellavilla, di 45 anni, imprenditore operante nel settore della ristorazione a Bova Marina, indiziato di intraneità al gruppo mafioso Vadalà.
    Tra i beni figurano polizze assicurative per 300.000 euro, 12 fabbricati, 10 terreni e un'auto riconducibili all'uomo e al suo nucleo familiare.
    Dellavilla, riferiscono gli investigatori, già indagato per un omicidio del 2001, era stato arrestato nel corso dell'operazione condotta nel 2008 dai carabinieri "Bellu Lavuru" con l'accusa di essere affiliato alla cosca Vadalà diretta dal suocero Domenico Vadalà detto "Micu 'u lupu"" ed era anche stato coinvolto nell'operazione "mandamento Ionico", del 2017, nella quale era accusato di associazione mafiosa. Anche nell'operazione "'ndrangheta stragista" era emersa l'appartenenza alla cosca di Dellavilla. Alla luce di ciò e di una segnalazione del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) della Guardia di finanza alla Compagnia di Melito Porto Salvo, la Dda di Reggio Calabria diretta da Giovanni Bombardieri, ha delegato alla Compagnia indagini a carattere economico/patrimoniale.
    I finanzieri hanno ricostruito il patrimonio accumulato dal nucleo familiare di Dellavilla accertando una ingiustificata differenza tra il reddito dichiarato e il patrimonio posseduto, anche per interposta persona. L'affermazione e la crescita imprenditoriale di Dellavilla, secondo la Guardia di finanza, sono risultati sostenuti dal legame, anche parentale, con la 'ndrangheta. I finanzieri hanno anche posto l'attenzione sul presunto ruolo assunto da un altro soggetto deceduto nel 2015, incensurato, cieco dalla nascita ed ex dipendente statale in pensione. Da quest'ultimo, Dellavilla avrebbe nel tempo drenato ingenti somme di denaro accumulate dall'uomo in maniera "sproporzionata ai redditi da pensione percepiti". Ciò sarebbe avvenuto con l'utilizzo di conti correnti cointestati, polizze vite e con la stipula di una procura speciale contratta poche settimane prima della morte, utilizzata poi in data successiva al decesso per effettuare ulteriori atti di disposizione patrimoniale. (ANSA).
   

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