Giuseppe Spatola racconta inferno e realtà del Covid

Esce 'La Storia del Coronavirus a Bergamo e Brescia'

(ANSA) - MILANO, 10 LUG - Non è facile raccontare la morte, la paura, il terrore, la malattia, la distruzione di un mondo, l'annullamento dei rapporti sociali. Non in astratto, in concreto. E questo difficile compito è riuscito, da cronista rigoroso ed equilibrato - disincantato il giusto e distaccato quanto si deve - ma anche capace di non spegnere la drammatica realtà, a Giuseppe Spatola in 'La Storia del Coronavirus a Bergamo e Brescia'.
    Il libro (160 pagine, 12.90 euro), pubblicato da Typimedia Editore, è stato scritto in presa diretta da chi ha messo nero su bianco - inviato di 'Bresciaoggi' e un passato al Corriere della Sera - centinaia di articoli sugli effetti della pandemia, sulla disperazione, sulle famiglie coinvolte, sulle bare, le cremazioni, sulla dissoluzione di ogni certezza. Sulle tante storie dirette e indirette del Covid, quelle che piacciono tanto ai media verrebbe da dire, ma che Spatola ha descritto con stile asciutto trattenendo la sofferenza personale e la voglia di fuggire da un'inferno.
    Il 'viaggio' nell'epicentro della pandemia lombarda - almeno 5 mila persone morte secondo i dati ufficiali, ma le vittime sono molte di più, e oltre 25 mila contagiati - dice che Bergamo e Brescia, due province confinanti che per cultura e imprenditorialità sono il cuore pulsante della regione note per l'antagonismo e il campanilismo, hanno messo da parte ogni competizione e hanno fatto squadra come è tipico della cultura lombarda e italiana quando è necessario. Nell'occhio del ciclone è stato descritto tutto l'orgoglio e la forza di reazione di una comunità plurale ferita ma non uccisa. (ANSA).
   

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