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Suoni e musica possono diventare un efficace antidolorifico

Suoni e musica possono diventare un efficace antidolorifico

Nei topi attivano i circuiti neurali

08 luglio 2022, 13:50

Redazione ANSA

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Il suono riduce il dolore nei topi diminuendo l 'attività dei neuroni nella corteccia uditiva del cervello (verde e magenta) (fonte: Wenjie Zhou) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il suono riduce il dolore nei topi diminuendo l 'attività dei neuroni nella corteccia uditiva del cervello (verde e magenta) (fonte: Wenjie Zhou) - RIPRODUZIONE RISERVATA
Il suono riduce il dolore nei topi diminuendo l 'attività dei neuroni nella corteccia uditiva del cervello (verde e magenta) (fonte: Wenjie Zhou) - RIPRODUZIONE RISERVATA

I suoni e la musica possono diventare un efficace antidolorifico, non solo perché riducono lo stress o distraggono ma attivano circuiti neuronali per ridurre il dolore. Lo indica la serie di esperimenti condotta in Cina, dall'Istituto nazionale di ricerca dentale e craniofacciale (Nidcr) e dell'Università di Scienza e Tecnologia della Cina a Hefei, descritta sulla rivista Science. I risultati dimostrano che sui topi l’intensità dei suoni agisce su alcuni circuiti nervosi, inducendo sollievo dal dolore.

E’ noto da almeno 50 anni che la musica e alcuni tipi di suoni abbiano effetti analgesici sull’uomo, tanto che la musicoterapia viene utilizzata in alcuni casi per la riduzione del dolore post-operatorio o in interventi chirurgici, ma è ancora poco chiaro il meccanismo che genera questi effetti, in particolare se sia la musica in sé, o se entrino in gioco più complesse dinamiche dovute al rilassamento e alla riduzione dello stress. Ora i nuovi test sui topi sembrerebbero indicare che un fattore chiave sarebbe legato all’intensità dei suoni e alla loro capacità di attivare specifici circuiti neurali.

I ricercatori hanno fatto ascoltare a topi, ai quali era indotto dolore a una zampa, 3 tipi di suoni: musica classica, un riarrangiamento ‘disarmonico’ dello stesso brano, e rumore bianco. L’attività neurale dei topi è stata registrata in tempo reale con un mix di metodi di indagine, da test comportamentali a sofisticate tecniche di imaging. Sorprendentemente, tutti e tre i tipi di suono, se riprodotti a bassa intensità rispetto al rumore di fondo (circa il livello di un sussurro), hanno ridotto la sensibilità al dolore nei topi.

Le indagini hanno poi individuato anche i circuiti neurali responsabili di questo meccanismo e suggeriscono un ruolo ‘diretto’ dei suoni nell’attivazione di effetti analgesici. Nell’uomo queste dinamiche sono molto più complesse che nei topi ma la nuova scoperta apre nuovi possibili percorsi di studio sull’influenza dei suoni sull’attività cerebrale e trovare ad esempio maggiori applicazioni anche in ambito medico. 

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