Anticorpi monoclonali per 'accompagnare' il vaccino

Esperti, sono armi potenti. Due già approvati dalla FDA

Enrica Battifoglia

Il vaccino è un'arma decisiva contro la pandemia di Covid-19, ma da solo non basta. Bisogna infatti considerare che l'approvazione del vaccino di AstraZeneca/Oxford avrà dei ritardi, come dichiarato dall'Agenzia europea per i medicinali (EMA). Ma anche senza questo imprevisto, si stima che, seppure nel primo trimestre del 2021 si vaccinassero 5 milioni di persone, i primi significativi effetti potrebbero palesarsi solo a fine marzo.
"Esistono farmaci potenti e mirati, come gli anticorpi monoclonali, e due di questi sono già stati approvati negli Stati Uniti", dicono all'ANSA il farmacologo Carlo Centemeri, della Giovanni Lorenzini Medical Foundation MI-NY, e il virologo Francesco Broccolo, dell'Università di Milano Bicocca.

"Gli anticorpi monoclonali - osservano i due esperti - sono oggi una potentissima componente dell'arsenale per trattare i pazienti infetti e sintomatici, subito dopo aver contratto il virus, riducendo in modo importante il rischio di ospedalizzazione o, laddove invece il paziente si trovasse già ricoverato, di stabilizzarne la condizione, intervenendo sulla sindrome indotta da coronavirus".

Sono almeno quattro i farmaci di questo tipo allo studio, e due quelli già approvati: il bamlanivimab, realizzato dall'azienda biotech canadese AbCellera, in collaborazione col gruppo statunitense Eli Lilly e approvato in Stati Uniti, Canada, Israele ed Ungheria, e il cocktail prodotto dalla società americana Regeneron, che hanno entrambi ottenuto la concessione per l'uso in emergenza dall'ente americano per il controllo sui farmaci, la Food and Drug Administration (FDA).

Entrambi questi prodotti, dicono gli esperti, potrebbero essere approvati da subito in Italia, dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Quest'ultima potrebbe avere un ruolo decisivo immediatamente: "secondo la legge 648 del 1996, può erogare un nuovo farmaco, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, previo parere della sua Commissione Tecnico-Scientifica, quando, come nella situazione pandemica attuale, non esiste un'alternativa terapeutica valida", osservano gli esperti.

In secondo luogo, "grazie al D.M. del 7 settembre 2017, è anche previsto il ricorso al cosiddetto "uso compassionevole", per un farmaco sottoposto a sperimentazione clinica, al di fuori della sperimentazione stessa, in pazienti affetti da malattie gravi o rare o che si trovino in pericolo di vita, quando, a giudizio del medico, non vi siano ulteriori valide alternative terapeutiche".

I dati pubblicati su New England Journal of Medicine indicano che il bamlanivimab, se somministrato all'insorgenza dei sintomi di Covid-19 su pazienti ad alto rischio, riduce il rischio di ricoveri ospedalieri. Quanto al cocktail di Regeneron, basato sugli anticorpi casirivimab e imdevimab, i dati indicano che è in grado di ridurre la carica virale in modo significativo.

Sono invece in fase di sperimentazione clinica la combinazione AZD7442 di AstraZeneca, che si è dimostrata efficace nell'impedire a chi è stato esposto al coronavirus di sviluppare Covid-19; il VIR-7831 di Vir Biotechnology e GlaxoSmithKline, per il trattamento iniziale dei pazienti ad elevato rischio di ospedalizzazione; l'anticorpo monoclonale anakinra dell'azienda svedese Sobi, teso a bloccare in modo consistente la cosiddetta tempesta di citochine tipica della malattia.
E' infine prevista nel 2021 l'avvio della sperimentazione clinica dell'anticorpo monoclonale nato dalla collaborazione tra Fondazione Toscana Life Sciences ed Istituto Spallanzani.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA